Racconto a puntate di Pier Guido Quartero
Cogliendo le sollecitazioni degli amici inizio qui a proporre, a chi abbia del tempo da dedicare alla lettura, una vecchia storia, risalente ai primi tempi in cui mi dedicai a prove di scrittura. Il protagonista di questa avventura si chiama Peo Traverso. Chi ha già letto qualcosa di mio sa che questo cognome compare nella saga familiare attraverso la quale ho provato a narrare la storia di Genova, e tutto questo non avviene a caso.

L’AFFARE SPAMPANATO-TRIPOLI

Cap 3: UN LUNEDI’ COME UN ALTRO

Il lunedì mattina Peo si svegliò verso le otto e mezza. La sera prima era andato a letto piuttosto stanco, dopo una passeggiata di più di tre ore.

Dato che in quei giorni era piovuto, aveva optato per un percorso urbano, in luogo della preventivata gita in collina. Così si era recato all’Expo, e da lì, per un percorso interno all’ex zona franca portuale, aveva attraversato prima l’area recuperata a funzioni turistiche, residenziali e universitarie e poi quella ancora dedicata ad attività portuali, fino a raggiungere la Lanterna.

Tornando più o meno per la stessa via era arrivato a casa più stanco del previsto, ma contento per le nuove scoperte fatte. In particolare lo aveva soddisfatto l’aver ritrovato un angolo del vecchio porto, accanto agli ex silos granari, che ricordava di aver visto da ragazzino in occasione della visita ad una nave. A distanza di trent’anni aveva ritrovato in quello specchio d’acqua, probabilmente in coincidenza con la foce di qualche torrente coperto, una quantità impressionante di cefali, riuniti a ranghi così stretti da sembrare pesci di allevamento, e si era fermato per un buon quarto d’ora a contemplarne le evoluzioni.

La pesca era sempre stata una delle sue passioni, sebbene la esercitasse abbastanza di rado e soprattutto in acqua dolce, e -essendo dotato soprattutto di spirito contemplativo- si traduceva molte volte soprattutto nell’osservazione degli animali e dagli ambienti più ancora che in un convinto tentativo di cattura.

Mentre andava col pensiero alla gita del giorno precedente, Peo si era alzato dal letto ed aveva messo sul fuoco un pentolino per preparare l’acqua per il the, che poi bevve liscio e senza zucchero. Passato in bagno per lavarsi, cominciò a ricapitolare le incombenze della giornata. Decise che in mattinata si sarebbe dedicato alle operazioni postali –versamenti, invii di modulistica e comunicazioni d’obbligo- e nel pomeriggio avrebbe fatto un salto da Pietro, alla Camera, per vedere se era possibile trovare informazioni sulla attività lavorativa del Sig. Tripoli –coniugato Spampanato, poveretto.

La mattina passò in fretta, grazie alla lettura dei giornali durante le interminabili code agli sportelli postali, che in quei giorni erano presi d’assalto per via delle periodiche scadenze di legge e della propensione degli obbligati ad aspettare gli ultimi giorni per effettuare gli adempimenti necessari.

Verso la una, si presentò alla scrivania di Pietro, che fu ben felice di accompagnarlo a pranzo. Dopo una pasta al pesto come Dio comanda, consumata in un locale affollato da impiegati comunali, i due si misero al lavoro. Dal terminale uscirono tre visure relative a Tripoli Enrico, nato a Bargagli il 29/2/52 e Pietro non poté trattenersi dall’osservare che uno con quella data di nascita doveva sicuramente portare sfiga.

Da un esame dettagliato risultò che il Tripoli era stato inizialmente socio accomandante e poi accomandatario nella Società in accomandita semplice Tripoli e Bazzurro, esercente una trattoria in Trapena (Bargagli) alla fine degli anni sessanta; che successivamente aveva lavorato nella Società di fatto Minetti e Tripoli, a Rossiglione, esercente attività artigiana di riparazione autoveicoli, e che in ultimo, tra gli anni settanta e gli anni ottanta, aveva esercitato, con una impresa individuale, il commercio di pezzi di ricambio per auto.

-Insomma, -commentò Peo- a naso direi che ha lavorato col padre e la madre nella trattoria di famiglia, poi ha deciso di fare quello che gli piaceva e se ne è andato addirittura in un altro paese -magari aveva anche litigato coi suoi- e poi si è lanciato nel business, probabilmente con poco successo.-

-Vicostvuzione pevfetta –commentò Pietro –Se avessimo ancova i dati della Commissione Esevcenti Assistibili potvemmo anche aveve ulteviovi viscontvi. Pev esempio, questo fatto che il padve avesse messo sia lui che la madve come accomandanti dev’esseve stata una soluzione pev non dovevgli pagave i contvibuti come coadiutovi… e intanto si abbatteva il veddito imponibile, quel fuvbacchione…

-Hai ragione –interloquì Peo- peccato che le competenze degli elenchi per i contributi degli artigiani e dei commercianti siano passate all’INPS. A suo tempo eravamo stati ben contenti di liberarci di quel lavoro, ma oggi ci farebbero proprio comodo… Bisognerà che faccia un salto in Piazza della Vittoria e veda se riesco a dare un’occhiata ai vecchi archivi. I dati degli artigiani però li abbiamo conservati qua, no? almeno per la società di Rossiglione qualcosa si dovrebbe trovare…

Il tasto delle funzioni previdenziali della Camera si rivelò pericoloso: Pietro attaccò una filippica sul fatto che la normativa era di nuovo cambiata e che, con la nuova voga degli sportelli unici, l’Anagrafe camerale si era trovata a svolgere funzioni di sportello per l’INPS… eccetera eccetera eccetera. Peo, con gli stampati delle informazioni in mano, stette impalato ad aspettare che la foga dell’amico si esaurisse.

-Allora, ci andiamo o no a guardare nell’archivio delle imprese cancellate dall’Albo Artigiani? Mi piacerebbe vedere se salta fuori qualcosa.

Per tutta risposta, Pietro si mosse verso la porta dell’ufficio e, mostrandola con gesto fintamente servile all’amico, gli disse: -Mi pveceda, dottove, lei conosce la stvada meglio di me…

La consultazione dell’archivio, contro ogni aspettativa, risultò abbastanza agevole. I moduli 503 M, relativi alle comunicazioni previdenziali, erano ordinatamente inseriti nella fascetta relativa alla Minetti e Tripoli SdF.

-Guavda qua –esclamò Pietro- o scio Tvipoli si eva anche sposato…! Qui visulta una domanda di iscvizione come collabovatvice della moglie Minetti Vosa… e natuvalmente la Commissione gliel’ha negata, pensa un po’ se a quei tempi avvebbevo accettato l’idea della pavtecipazione di una donna al lavovo di officina… Fammi un po’ vedeve se c’è l’accevtamento… Ne ho già una bella collezione, ma uno di più non guasta mai…

Peo conosceva a menadito la storia degli accertamenti per l’iscrizione all’Albo Artigiani, ma la storia lo divertiva sempre. -Bisogna proprio che me ne fai vedere qualcuno, prima o poi- disse all’amico- Certo che a quei tempi il lavoro era ruspante e non si andava tanto per il sottile, vero?

Caricato dall’interesse dell’interlocutore, Pietro si lanciò in una descrizione colorita del taglio giuridicamente assai approssimativo, che caratterizzava il lavoro di buona parte degli uffici camerali –e pubblici in genere- fin verso gli anni settanta. In conclusione promise solennemente che una di quelle sere, se Peo gli avesse preparato una adeguata cena di pesce, avrebbe esibito una antologia dei più caratteristici verbali di accertamento da lui raccolti in anni di consultazione di pratiche amministrative.

Nel frattempo, Peo aveva fotocopiato tutti i documenti che gli interessavano e, alla faccia delle legge sulla privacy, li aveva sistemati nella propria cartella. Dopo un ultimo scambio di facezie e assunto formale impegno per la prossima bisboccia, se ne uscì per strada, dichiarando chiusa la fase di lavoro sul campo, per quel giorno. Ora c’era da andare a casa, mettere su un bel compact di jazz e dedicarsi alla lettura meticolosa dei documenti reperiti. Le ulteriori attività investigative, presso l’INPS, dovevano essere rinviate a domani.

Arrivò a casa che il cielo stava rabbuiandosi. Salito all’ultimo piano, si cambiò d’abito indossando una comoda tuta da riposo, tracannò un bicchierone di succo d’arancia ghiacciato –fa bene all’ulcera, pensò- e si sedette alla scrivania ad ascoltare Dave Brubeck. Intanto consultava i documenti, e gli tornavano alla mente i dubbi del venerdì precedente. Tutto sommato era abbastanza strano che la sua cliente non avesse neanche accennato che il marito aveva avuto un precedente matrimonio. Magari anche con dei figli… Chissà se la prima moglie era al corrente di quanto era avvenuto al Tripoli… In fin dei conti, in caso di morte dell’uomo, una parte della pensione avrebbe dovuto andare a lei… Era così concentrato nei suoi pensieri che si addormentò alla scrivania, dove si ritrovò, svegliandosi a mezzanotte con la bocca asciutta per il troppo russare.

Dopo aver bevuto direttamente dalla bottiglia una gran sorsata di acqua minerale, si trascinò in camera da letto e vi si buttò sopra, senza neanche levarsi la tuta. Quella notte sognò la Spampanato.
[Continua…]

Capitoli di “L’affare Spampinato-Tripoli” già pubblicati

Pier Guido Quartero Pier Guido Quartero
Opere dell’autore pubblicate da Liberodiscrivere


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