Dal 1790 ai giorni nostri, le storie parallele di due famiglie separate dal destino. Un naufragio e un delitto daranno vita a un cerchio che si chiuderà solo dopo tanti anni e molte vite. Una linea sottile traccia il confine tra sogno e realtà, mentre un filo invisibile lega due terre: Carloforte e Pegli. Il Romanzo a puntate tratto dal libro “La forma della felicità” di Antonello Rivano

20.Ivan

Antonello Rivano


Carloforte 2010

Guarda ancora una volta l’immagine che ha elaborato al PC: un disegno che raffigura una spiaggia con una scogliera e, in alto, su una collinetta, una casa di campagna bianca di calce. La nuova etichetta per il marchio Villa Jolanda è pronta. Da un po’ di tempo tutti i lavori di grafica che riguardano l’azienda preferisce progettarli lui, alla tipografia lascia solo il lavoro di realizzazione finale.

  Ivan vuole che anche l’immagine della sua azienda agricola sia unica, inconfondibile. I prodotti che è riuscito ad ottenere sono tutti di primissima qualità, coltivazione biologica e tecniche sempre aggiornate hanno fatto sì che Villa Jolanda sia presente sugli scaffali di molti negozi, specializzati in prodotti di nicchia, di gran parte della Sardegna. Olio, vino e miele sono i prodotti di punta, ma recentemente si sta incrementando anche la parte ortofrutticola.

<<Bene, finito il lavoro per l’azienda, ora pensiamo a quello per lo spirito>>, sorride al suo stesso pensiero, il lavoro al quale si riferisce è quello di “poeta part time informatico”, come si definisce lui. Da un po’ di tempo ha rinunciato alla pubblicazione di un volume delle sue poesie e racconti. Acquisendo sempre più padronanza con il PC e internet, ha digitalizzato tutto ciò che ha scritto sinora e l’ha condiviso in rete.

-Non scrivo per soldi né per fama, sinora ho sempre scritto per me stesso. Ora mi va di regalare le mie poesie agli altri.- Questo è quanto risponde di solito a chi gli fa notare che il suo libro avrebbe potuto avere un discreto successo.

 In effetti la sua decisione è nata da quando si è reso conto di quanto le persone abbiano bisogno di emozioni, di poter condividere con gli altri le proprie gioie, le proprie insicurezze e paure.

  Non ha fatto altro che raccontare se stesso, in versi e in prosa; ha messo dentro quel diario virtuale tutto il suo animo di poeta e d’inventore di storie. Il successo che gli si era prospettato con un’edizione commerciale è arrivato sotto un’altra forma, per lui, amante e curioso dell’animo umano, ben più gratificante.

  Tutto era cominciato per smaltire il malessere dovuto alla scelta di restare a Carloforte: una sua parte non era ancora convinta e combatteva con l’altra, che era felice di essere ritornata alla terra dopo gli anni passati in mare. Aveva iniziato creandosi un profilo su FB, un modo per conoscere altre persone con cui entrare in relazione, superando i problemi che può comportare la frequentazione quotidiana con gli altri cittadini di un piccolo paese.

   Tra i suoi contatti ci sono persone di ogni genere, lui seleziona con cura quelle con cui interagire, scoprendo così di avere ancora tanto da imparare dall’animo umano, ma soprattutto che può dare molto. La maggior parte della gente con la quale entra in relazione ha bisogno di dire, di essere ascoltata.

Potersi nascondere dietro uno schermo e una tastiera fa cadere tanti veli. Le sue poesie e racconti, pubblicate sulla sua bacheca virtuale, piacciono molto, tante attestazioni di gradimento e di stima. Ogni cosa che pubblica diventa anche un’occasione per discutere in privato, alcuni si riconoscono in ciò che scrive e lo contattano per raccontare anche le loro storie. È un circolo virtuoso che si autoalimenta: quelle storie, attraverso la sua creatività diventano altre storie, altri versi.

 È concentrato sullo scrivere un racconto breve quando squilla il cellulare, lo prende per vedere di chi si tratta. Il gesto è brusco, l’oggetto vola attraverso la scrivania e va a fermarsi contro un libro, appena pochi centimetri dal volare sul pavimento. Ivan non si scompone, non lo preoccupa che lo smartphone di ultima generazione sia stato sul punto di rompersi, quella chiamata lo ha innervosito, un’altra storia d’amore finita male, un’altra donna che lo ha deluso.

<<Mi devo decidere a bloccare il suo numero>> pensa mentre si alza dalla poltroncina, è stanco e domani sarà ancora una dura giornata di lavoro tra viti, ulivi e alveari. Dopotutto forse sono la cosa più leggera in confronto alla parte amministrativa che odia.

***

Si sveglia nel cuore della notte, sudato, ancora quel sogno, dopo tutti quegli anni è ancora lì e non lo lascia quietare da tantissime notti. Dalla prima volta che si recò a Genova, in gita scolastica, dopo un giorno passato ad esplorare il centro della città era ritornato insieme ai suoi compagni in albergo, stanco si era subito messo a letto, quella fu la prima notte in cui accadde.

   Nel sogno stava percorrendo una strada stretta, simile ai carruggi che avevano visto quel giorno, i dettagli nitidissimi: Si viene dal mare, un archivolto, una strada in leggera salita, il selciato, una piccola svolta a sinistra. Appena dopo la svolta un cancello di ferro battuto, oltre il quale iniziava una scalinata esterna che portava a una casa in fondo.  Di fronte a quel cancello, all’altro lato della strada, un altro cancelletto, del medesimo stile, chiudeva l’accesso a una specie di piazzetta. Di lato al cancello grande, un locale situato un po’ sotto il livello della strada, tre gradini partivano dal gradino della porta e scendevano in quella che poteva essere un’osteria, una bettola. Ivan sentiva un odore inconfondibile: trippa in umido, lui ne era ghiotto.

  A questo punto il sogno cambiava, ora era su una barca, era sconvolto, qualcosa lo turbava, stavano uscendo da un porto, in lontananza vedeva la figura di una ragazza, il vestito bianco, capelli sciolti al vento, una mano alzata in un saluto. Non vedeva il viso, troppo lontana, ma i capelli erano biondi, forse rossi. Ancora un cambio, era ancora sulla barca, in preda a una tempesta, poi il buio, il freddo e si sentiva soffocare. Si era svegliato senza fiato, stentava a riprendere la padronanza del respiro. 

Avendo ancora un giorno per girare Genova, sperò di riuscire a riconoscere quella strada, forse solo il ricordo di qualcosa che aveva visto. Ma non ci fu verso: dovette ripartire senza che il suo desiderio si fosse avverato.

Ritornò altre volte a Genova, il suo lavoro di navigante lo portava spesso nel porto del capoluogo ligure, cercò quella strada, il sogno era ritornato altre volte. Non trovò nulla di simile. Un carruggiu in realtà corrispondeva, almeno in parte, c’era una tripperia ma era a destra salendo, non aveva scalini verso il basso e non vi era nessun cancello in ferro battuto. Per un po’ di tempo si era dimenticato del sogno, che non si era più ripresentato, ma negli ultimi tempi era ritornato. Sempre con più insistenza e sempre simile, ora era anche peggio, quando si risvegliava spaventato proprio non riusciva a respirare.

 Preoccupato si era rivolto al suo medico, la diagnosi fu di “apnea notturna”, sapeva che era una patologia che non aveva una cura precisa, poteva essere anche pericolosa se il periodo in cui si andava in apnea durava troppo. In cuor suo qualcosa gli diceva che quel sogno non poteva essere solo il segno di una malattia, ci doveva essere altro, forse un giorno avrebbe capito cosa.

[Continua…]

La prossima settima: Capitolo 21. La forma della felicità

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La copertina originale dell’opera è del pittore carlofortino Salvatore Rombi

Antonello Rivano
Redattore Capo ilponentino.it

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