-GATTI E MISFATTI-
Racconto a puntate di Pier Guido Quartero

CAP 15: LA LEGGE DEL MENGA

Giovedì mattina il cielo era grigio. L’umidità nell’aria ne moltiplicava il calore. Peo era rimasto in casa; ogni mezz’ora faceva una rapida doccia, ma, come usciva dal bagno, ricominciava a sudare.

Mentre decideva, per la millesima volta in vita sua, che era giunto il momento di mettersi seriamente a dieta, squillò il telefono. Era la segretaria dell’Onorevole.

-Tutto a posto, Dottor Traverso…

-Già fatto?- la notizia gli ridiede di colpo il buon umore.

-Sì, il Capo la saluta…

-Me lo ringrazi tanto. Non dobbiamo fare niente, a questo punto, vero?

-No. La pratica è stata archiviata…

-Allora mi ringrazi tanto l’Onorevole e gli dica che prima o poi organizziamo un incontro come si deve…

Si lasciarono amichevolmente. Peo chiamò subito il Passalà per dargli la bella notizia, ma c’erano altre complicazioni in arrivo…

-Cosa me ne faccio della patente, se ora mi levano il camion?- Il Belinone era fuori della grazia di Dio… -mi è arrivato un papiro… fermo amministrativo dice… Non ci capisco un cazzo, ma il sugo è che non posso più adoperare il camion…

-E’ sicuro? Sarà meglio che ci diamo un’occhiata insieme… Può fare un salto qua, in giornata?

-Oggi non posso. Magari domani… Aspetti: c’è qui mio cognato che Le vuole parlare…

Il fremente Scognamiglio era più fremente del solito.

-Ciao. Le albicocche stanno maturando. Se vieni su te ne puoi prendere un po’. Così ci sono anch’io a vedere questa storia: oggi mi prendo ferie. Sul documento che ci hanno notificato c’è anche il mio nome… Non capisco cosa sia successo… Dai, vieni su all’una. Qui c’è un po’ d’aria e ci facciamo una bistecca con insalata in giardino. Lì in centro ci dev’essere un caldo infernale…

Peo era indeciso. L’idea di muoversi non gli andava per niente, ma qualche ora in collina poteva essere un sollievo, in una giornata così. Decise che avrebbe preso un taxi, crepi l’avarizia…

-Va bene. Arrivo per l’una. La mia bistecca però me la cuoci in casa, che quelle sulla carbonella si rovinano sempre…

Chiusa la comunicazione, si fece un’ultima doccia e si preparò ad uscire. Venti minuti dopo, a De Ferrari, saliva su un taxi e dava l’indirizzo di Granarolo.

L’ombra fresca del giardino di Scognamiglio lo accolse ospitale. Lì in alto, la cappa di umidità che avvolgeva la città si dissolveva. C’era anche un filo d’aria che lo tonificò. Dopo i convenevoli di rito si sedette con i due clienti alla tavola preparata all’aperto. Diedero insieme un’occhiata al documento sorseggiando un bicchiere di vino bianco.

-Ma guarda un po’!- esclamò Peo dopo aver girato e rigirato il foglio tra le mani –Siete cascati sulla Camera di commercio!! Tutto sommato è andata bene: io lì sono di casa… Si direbbe che non abbiate pagato il diritto annuo di iscrizione per una qualche società che avete avuto…

-E’ impossibile!- Passalà quel giorno sembrava un po’ più vivace del solito –L’unica società che abbiamo avuto era stato un tentativo tanti anni fa per rilevare un’edicola, ma poi non se ne è fatto più niente…

-Vedremo- rispose Peo conciliante, mentre prendeva nota diligentemente del contenuto della comunicazione –Comunque domani faccio un passo a vedere di cosa si tratta.- poi, cambiando improvvisamente argomento -Allora, queste albicocche? Si possono vedere?

Scognamiglio non si fece pregare. –Eccole là. Vedi che belle? Sono proprio quelle nostre, vedi, piccole, con quelle picchiettature nere, dolcissime… Prendi quel cesto che ne raccogliamo un po’…

Colsero le albicocche, mangiarono la bistecca –cotta sulla piastra, e questa volta venne benissimo- e per sovrappiù si fecero qualche mano di cirulla. Le signore non si fecero vedere. Solo il gatto fece capolino dalla porta di casa, ma sparì subito.

Verso le quattro e mezza, quando calcolò che il clima sarebbe stato più umano anche giù in città, Peo si accomiatò dai due ospiti. Con il sacchetto pieno di albicocche saldamente in pugno se ne andò fino alla funicolare e scese a Principe. Da qui, per Via Balbi e l’Annunziata, raggiunse l’asse Cairoli Garibaldi e fece un passo alla Camera di commercio per vedere se Pietro era ancora in ufficio. Ebbe fortuna.

-Cosa fai qui a quest’ova? Stavo pev andavmene…- Pietro stava riordinando la scrivania.

-Fammi un piacere, dammi un’occhiata a una società Scognamiglio e Passalà. Dovrebbero avere qualche guaio col diritto annuo…

Pietro sbuffò –Ne hai sempve una nuova…- ma contemporaneamente allungò la mano verso il mouse, poi digitò qualcosa sul computer.

-Ecco qua. Sono tve anni che non pagano. Pvima non evano tenuti, pevché la società è inattiva da sempve, ma ova è cambiato il vegime e, anche se non lavovano, devono pagave. Tva l’altvo, vedo che sono iscritti nel vegistvo speciale, pevché è una società tanto vecchia che non ha nemmeno pveso il codice fiscale…

-E allora cosa succede?

-Succede che il softwave non pevmette di cancellavla neanche se vogliamo.

-Fantastico! Così è iscritta senza avere le condizioni di iscrizione e per lo stesso motivo non è cancellabile?!

-Mivabile sintesi- annuì Pietro.

-E io faccio ricorso al Tribunale internazionale per violazione dei diritti umani!! Qui siamo al Comma ventidue!!

-O, se pvefevisci, alla legge del Menga…

-Bè, Pietruccio mio, tu pensa un po’ se riesci a trovare anche una legge del Volga. Domani sera ti invito a cena e conto che mi porterai una delle tue geniali soluzioni…

-Dipendevà dalla qualità dei piatti…

[Continua…]

ommario Capitoli già pubblicati:

image_printScarica il PDF

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *