Di Enrico Appiani

È una gita interessante per il borgo abbandonato di Canate, ma anche per il cammino articolato del sentiero, per il contesto aspro delle montagne, con gole profonde e rocce scoperte, per alcuni bei boschi di querce e castagni, molto produttivi in questa stagione, per le numerose tracce di fasce, muretti, terrazzamenti, che ricordano le attività agricole di tanto tempo fa.

Canate di Marsiglia, m. 595, era un borgo molto popolato e fiorente per agricoltura e allevamento, ma anche capacità artigianale di produrre in loco molti oggetti utili alla vita quotidiana, che venivano commercializzati con Genova. La storia va dal XII secolo agli inizi del X, periodo da quale vi fu un graduale spopolamento dovuto alla mancanza di strada carrozzabile e al relativo isolamento del borgo.

Oggi vi è un solo abitante, Francesco, sempre pronto ad accogliere chi passa, offrendo il suo caffè e consentendo di visitare la sua casa. Anche il contesto è interessante. Grandi capre e molti gatti si aggirano fra la vegetazione e le case. Tutto è quiete e silenzio, che racconta storie passate attraverso certe case sventrate che ancora mostrano suppellettili e colori delle vite passare.

Il percorso complessivo è di circa 10 km e prevede più di 300m di dislivello positivo, non per le quote raggiunte ma per i molti saliscendi, primo fra tutti quello molto profondo fra Marsiglia e Canate.

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Enrico Appiani
Ingegnere in pensione e musicista, direttore del coro Monti Liguri, pratica il ciclismo e l’escursionismo, anche per valorizzare i pregi del territorio. Abita a Pegli ed è appassionato alla storia ed epopea tabarchina.
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