La voce delle Confraternite – Rubrica di storia, arte, informazioni e notizie dalle confraternite e oratori liguri a cura di Lorenzo Bisio e Antonello Rivano

Questo che segue è un articolo in parte estrapolato da quello che scrissi il 20 giugno 2020 per la testata online Polis SA Magazine. All’epoca il PONENTINO non solcava ancora i mari telematici del web. Sono passati solo tre anni ma tanto è stato fatto e i rapporti tra Carloforte e il Ponente Genovese, Multedo in particolare, si sono ancor più fatti intensi e calorosi. E’ stato un percorso a tratti silenzioso e senza troppi fronzoli, fatto di gesti concreti e lontani dai riflettori, storie di amicizie e rapporti interpersonali che vanno al di là di ogni voglia di apparire e inutili protagonismi, come si conviene a quelle cose che nascono spontaneamente e dal cuore. Una storia che parte da lontano e che ai giorni nostri prende forma e diventa attuale. Se c’è un modo per raccontare la modernità di una tradizione tanto antica credo non si sia miglior storia che quella del “Cristo Tabarchino”.

Antonello Rivano

 Il Cristo Processionale di Carloforte

-IL SOGNO-


Tutto parte appunto da un sogno, nel senso più lato del termine, una di quelle cose che a chi li concepisce sembrano lontane, sia nel tempo che nello spazio. il sogno è quello dei carlofortini Andrea Luxoro, Giovannino Luxoro, Efisio Napoli e Marco Crisigiovanni. Anche se a questi nomi ne vanno aggiunti degli altri, quello di chi ha fatto in modo che il sogno si realizzasse, facendolo anche un po’ loro.
Vanno senz’altro ricordati, per il loro impegno, il cultore di storia genovese e tabarchina, Enzo Dagnino, di Genova Pegli, e Matteo Frulio, di Genova Voltri, allora assessore del Municipio VII Ponente, curatore della mostra “Cristezzanti” che si è tenuta nei locali di Villa Doria a Genova Pegli tra fine novembre 2019 e i primi di febbraio 2020. Va però messo in evidenza un altro protagonista di questo progetto: Emanuele Montaldo, priore dell’ Arciconfraternita dei S.S. Nazario e Celso di Multedo.

La delegazione carlofortina assieme a Matteo Frulio , Enzo Dagnino e Antonello Rivano, in una delle sale della mostra “Cristezzanti”. Villa Centurione Doria a Genova Pegli. Febbraio 2020

-LA STORIA-

In effetti è proprio Multedo, quartiere del Ponente Genovese il centro di questa storia, una storia che parte lontano nel tempo, nel ‘500 con la partenza dei liguri che da Genova Pegli andranno a pescare corallo nell’ isola di Tabarca (Tunisi) e “sembra” concludersi intorno al 1738, quando tabarca verrà abbandonata per recarsi all’Isola di San Pietro per fondare Carloforte.

Presso l’oratorio dei santi Nazario e Celso di Multedo vengono conservati gli originali delle missive che, nel settecento, i tabarchini inviavano ai loro confratelli di Multedo, Chi si affiliava alla confraternita tabarchina, automaticamente, lo faceva anche con quella di Multedo.

Oratorio dei santi Nazario e Celso di MultedoParticolare

Abbiamo volutamente scritto che la nostra storia “sembra” fermarsi nel settecento perché quello che lega la Liguria a Carloforte, e alle altre comunità della diaspora tabarchina, in realtà non si è mai interrotto, neppure in questo caso.

Ci piace riportare quello che Andrea Luxoro ci raccontò in un articolo relativo alle Confraternite dei Cristezzanti liguri su Polis SA Magazine, riguardo appunto il progetto del Cristo Processionale e della Confraternita carlofortina:

<<Sarebbe bello! Una esclamazione che ci si ritrova a pronunciare, spesso con enfasi, davanti a desideri e sogni che sul momento possano sembrare irrealizzabili. Il condizionale il modo della possibilità, espresso dal verbo come possibile o realizzabile solo a certe condizioni. Condizione necessaria nel caso in questione? Incontrare altre persone interessate a condividere lo stesso sogno. Non passò molto tempo perché accadesse. Il sogno in questione era quello, un giorno, di portare in processione un Cristo tutto carlofortino per le feste patronali isolane. La tenacia e la costanza di Giovannino Luxoro nello spronarmi ad impegnarmi perché si concretizzasse son state premiate presto. Ho capitolato in breve tempo, perché anche io sin da piccolo, son rimasto affascinato da quello straordinario mondo ricco di storia e cultura delle Casacce genovesi. Sodalizi laici che nascono dalle travagliate vicende storiche e sociali del Medioevo, che costituiscono ancora oggi un mirabile esempio di impegno sociale religioso. Le “Casacce” caratterizzano la società ligure probabilmente quanto il basilico la sua cucina nell’immaginario collettivo. Le loro manifestazioni esterne hanno come protagonisti gli imponenti Cristi professionali, per lungo tempo ospiti a Carloforte in occasione, in particolare, della festa di San Pietro a Giugno. La scoperta di un costante rapporto epistolare fra i confratelli dell’Arciconfraternita dei Santi Nazario e Celso di Multedo ed i quelli di Tabarka, ha conferito il suggello della storia al progetto.

Lettera spedita da Tabarca, scritta da un ascritto della confraternita dei Santi Nazario e Celso di Multedo_Genova Multedo oratorio Santi Nazario e Celso

Leggere quelle lettere vecchie di secoli, alcune delle quali firmate proprio da un priore di cognome Luxoro, ha infuso in noi la spinta per recarci in Liguria per tastare con mano la vita delle Confraternite. I giorni trascorsi fra il Ponente ed il Levante Ligure, gli incontri con i confratelli, con gli storici gli artisti, ci hanno infuso le energie necessarie per avviare il processo di fondazione. Idealmente ci siamo ripromessi di continuare la storia scritta fra le pagine ingiallite delle lettere di Tabarca, come eredi di quel sodalizio che legava la Liguria, Tabarca e Carloforte nel segno della fede e della fratellanza. Dopo una pausa forzata nell’incertezza causata dall’insidioso diffondersi della pandemia, ci ritroviamo oggi con coraggio e determinazione a compiere i primi passi per la realizzazione di quel sogno che nelle serate fra amici, sembrava non trovasse mai le condizioni necessarie per avviarsi. Forti del sostegno dei parroci di Carloforte e della Diocesi di appartenenza, della nostra comunità, delle Confraternite liguri e sarde, spieghiamo le vele per la nuova avventura. >>

Cristezzanti” del Ponente Genovese a Carloforte In occasione della festa patronale di San Pietro il 29 Giugno_Foto archivio


Questo “racconto” Andrea ce lo ha fatto a maggio del 2020, tante cose sono successe, la Pandemia ha modificato il nostro stile di vita ma il progetto non si è fermato, e gran merito è appunto di Emanule Montaldo, che ha seguito tutte le varie fasi della realizzazione del “Cristo” in terra ligure, dando anche preziosi consigli a Luxoro e compagni, il tutto circa a 800 km di distanza, i km che, tra terra e mare, separano Genova da Carloforte. Una storia antica fatta rinascere, e portata avanti, anche grazie a mezzi moderni come Internet, la “rete” usata per comunicare, mostrare, seguire.

Particolare del Cristo

-LA REALIZZAZIONE-


A Emanuele Montaldo nel 2021, durante le fasi finali della realizzazione del Cristo, chiedemmo le sue impressioni : <<Ancora stamattina, nell’incontro con la Soprintendenza per affrontare i restauro del coro (dell’oratorio nda), per un momento ho pensato ai nostri antenati, che probabilmente, prima di partire si sono radunati nel loro Oratorio per una preghiera per cercare il sostegno dei Santi Patroni, e chissà com’era il coro prima della loro partenza.

Finitura della “croce” o “crociera”

Se potessero illuminarci ci sarebbero molto di aiuto; ma per quanto mi riguarda, Carloforte è entrato nei miei pensieri solo alla fine del 1980 in preparazione della prima discesa delle Confraternite liguri a Carloforte. I preparativi sono stati abbastanza impegnativi, primo tra tutti trovare gli uomini per poter portare i due cristi richiesti, poi grazie agli amici di Voltri che avevano in gestione i nostri Cristi si è riusciti a portare addirittura 3 cristi (due di Multedo ed uno di Voltri S. Erasmo). La discesa a Carloforte è stata, per me giovane cristezzante, un’esperienza unica ed indimenticabile, ripetuta nel 2003 e nel 2008.

Emmanuele Montaldo_Fasi di fissaggio dell’ “Immagine” alla “croce”

L’attuale incarico ricevuto dagli Amici Andrea, Giovannino, Efisio e Marco, è stato apprestamento di fiducia incondizionata, che mi fa rabbrividire ogni volta che ci penso! Ho la piena fiducia di quattro persone che, a parte qualche videochiamata, non ho mai visto e colloquiato a quattrocchi; e questo è emblematico della fiducia che loro hanno in me e di conseguenza che sono riuscito a trasmettere. Ed è pertanto STRAMASSIMO il mio impegno nel realizzare non solo il Cristo Tabarchino; ma aiutarli ed accompagnarli nella costituzione della Confraternita di Carloforte, non come costola di Multedo ma con pienamente autonoma. Lo scorso anno, dopo la visita alla mostra I Cristezzanti, gli Amici di Carloforte hanno iniziato il loro tour per realizzare il loro Cristo, dopo vari contatti telefonici e per mail il 6 ottobre del 2020 Giovannino Luxoro e Marco sono saliti a Genova e nell’incontro presso l’Oratorio di Multedo, hanno potuto vedere canti, titolo ed immagine del nostro nuovo Cristo ed ho accettato immediatamente di essere il loro rappresentante in Liguria per realizzare il loro Cristo consigliandoli per il meglio sia tecnicamente che economicamente. Tanti accordi erano già presi; ma abbiamo iniziato un rapporto costante ed assiduo per supportali nel portare a compimento l’opera.

Orai siamo quasi al termine, mancano veramente pochi giorni,; ma sono stati diversi i viaggi, telefonate ed incontri con Garbarino (lo scultore di Monteghirfo), con il falegname Matteo per la realizzazione della Croce, numerosissimi i viaggi nelle strettissime “crose” per andare da Cipolla per la realizzazione dei fiori , pittura dell’immagine, indoratura dei canti; veramente tanti ma tutti realizzati col cuore per soddisfare al meglio gli Amici che si sono appassionati così fortemente a questa nostra tradizione. Durante le sere in cui si procedeva a saldare i mazzetti od i fiori, a tutti noi è uscita la stessa domanda: “ Ma questi sanno in cosa si stanno imbarcando, ce la faranno poi a portarlo?” ed io ho sempre risposto che quando una passione prende, con radici immerse nella storia e soprattutto è supportata dalla fede nulla è impossibile, se abbiamo imparato noi anche loro ce la faranno!

Titolo e Cartiglio in lavorazione

Le innumerevoli immagini e video che il buon Giovannino mi inviava dopo le loro prove per fornirgli indicazioni su come portare o stramurare meglio, piano piano hanno portato i nostri giovani ad alzare e portare una grezza croce di ben 70 kg, obiettivo che gli ho posto per esercitarsi al peso ed all’equilibrio, poi con il cristo vero sarà tutto meno difficoltoso, anche se gli prenderà un po’ di tremarella alle gambe per l’importanza dell’opera. Ormai ci siamo, i mazzetti sono pronti da montare sui canti che ritirerò domani, l’immagine è già fissata sulla croce, il titolo è imbastito, manca fissare la scritta INRI (realizzata con rametti di corallo nda) sul cartiglio argentato, fissare le perle sulla sfera della testa, ancora tante ore di lavoro; ma per il 23 sera sarà pronto per la presentazione a Multedo>>

I SIMBOLI

“Cruxèa” e “Pesin”

A cruxéa

la crociera, realizzata dal falegname Matteo Frandi di Santa Margherita Ligure. Come è possibile notare dalle immagini la crociera è di legno di tiglio dipinta di noce scuro, intagliata dallo scultore Garbarino. Il motivo floreale dell’intaglio, che sostituisce la tradizionale rameggiatura in rame sbalzato difficilmente gestibile per il clima di un’isola, si ispira al tralcio dell’Astragalis Maritimus Moris endemismo botanico esclusivo dell’Isola di San Pietro. Lungo la crociera sono incastonati i pezzi di legno provenienti dalle comunità e dai luoghi legati alla storia dei tabarchini: Un tocco di ginepro vecchio di duecento anni di Carloforte offerto dal maestro d’ascia Tonino Sanna; Un tocco di ulivo dall’isola tunisina di Tabarca inviato dal sindaco dell’isola tunisina. Un pezzo di una vecchia botte di Calasetta regalatao dalla Associazione Ancilla Domini di Calasetta . Un tocco di un’antica quercia di in cantiere navale di Nueva Tabaca in Spagna inviata da Antonio Ruso. Un tocco di Olivo del Monte Oliveto di Multedo sede della Arciconfraternita dei Santi Nazario e Celso. Un tocco di antico mirto della Valvarenna, dal mirto ha proprio origine il nome Multedo, grazie al Comitato Valvarenna.

Pesin

Nel “pesin“, il terminale inferiore della crociera che và dentro il crocco, abbiamo lo stemma di Carloforte magistralmente scolpito da Garbarino sopra una conchiglia e circondato dalle onde del mare.

Titolo e Cartiglio rifiniti e posizionati

Titolo e Cartiglio

Titolo e cartiglio si fregiano dell’immagine della Madonna dello Schiavo, patrona di Carloforte che poggia su dei rametti di corallo, e della scritta INRI formata anch’essa da pezzetti dell’ “oro rosso”. Il prezioso materiale simbolo della storia tabarchina, per la cui pesca i liguri partirono da Pegli nel cinquecento, dando origine all’epopea che ancora oggi possiamo dire viva, grazie anche anche a storie come questa. Il corallo è stato donato dalla famiglia Frulio di Voltri e da carlofortini. Un capolavoro in definitiva che racconta simbolicamente la storia e la fede della gente tabarchina.

Carloforte. Confratelli liguri e carlofortini con il Cristo processionale di Carloforte detto “Il Tabarchino”

La Consegna

Il Cristo processionale di Carloforte è stato benedetto ufficialmente il giorno 24 Giugno 2021, presso la cattedrale di San Lorenzo in Genova, durante la Santa Messa Pontificale, da S.E.R. Mons. Marco Tasca Arcivescovo di Genova. Sabato 9 Settembre 2021 il priore Emanuele Montaldo lo ha consegnato ai “Cristezanti di Carloforte

Nel video il momento della consegna da parte del priore dell’arciconfraternita di Multedo, Emanuele Montaldo, ai cristezzanti carlofortini. La cerimonia è avvenuta di fronte alla chiesetta della Madonna dello Schiavo che custodisce il simulacro mariano da sempre simbolo della storia tabarchina.


Io stesso ho realizzato questo video che considero testimonianza di un momento storico per tutta la comunità tabarchina, intesa come insieme di gente che ha le medesime radici, non importa se ora si trovino in Liguria, o in Sardegna, in Spagna o in Africa. Non nego che ero fortemente emozionato e la mia voce, presente nel video solo al momento del passaggio del “Tabarchino” dalle mani dei confratelli liguri a quelle dei carlofortini, credo che tradisca tutta la mia commozione.

Antonello Rivano – Caporedattore il PONENTINO
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