GLI ANGELI DEI NOSTRI TEMPI SONO TUTTI COLORO CHE SI INTERESSANO AGLI ALTRI PRIMA DI INTERESSARSI A SE STESSI
(WIM WENDERS)

Fuori Servizio

Ricordi e riflessioni di una volontaria ‘AVO Genova’ forzatamente lontana dai “suoi” della RSA

Matilde Donatella Toniutti

Prima che l’epidemia sconvolgesse il mondo intero, la scansione della mia settimana oscillava serenamente pensionata tra famiglia, nipotini e quant’altro di personale, dedicando il Servizio AVO al martedì mattina terzo piano, soprattutto per imboccare e il giovedì pomeriggio per l’animazione.

Il tempo a casa è spesso impegnato a preparare canzoni, disegni, lavoretti, ciò che può rallegrare e come dicono loro “portare dentro il mondo che è fuori”.

Martedì mattina lungo il tragitto acquisto due quotidiani: uno per me ed uno per loro, quello genovese. Aggiungo copia di gossip per Benedetta che vede poco ma le piace guardare le immagini e solitamente mi paga con un bacio e mezzo, nel senso che me ne dà due ma io le do il resto. Tacito accordo affettivo commerciale.

Vado subito nel corridoio a sinistra dove c’è meno energia, più ospiti sonnecchianti, nel salone il televisore acceso parla da solo.

Ludi solitamente sonnecchia ma le tocco la mano, apre gli occhi e sorride, sa che tra poco le darò da mangiare, cercherà di baciarmi le mani e farmi una carezza. Di lei dicono che picchia e pizzica… mah?

Salvatore è contento, con lui parlo di musica, era un musicista e suonava il trombone, a volte gli faccio ascoltare dei pezzi con il telefonino. Ultimamente ho scoperto che da giovane ha partecipato alla Baistrocchi, Compagnia Teatrale Goliardica Genovese, allora insieme cantiamo l’Inno Goliardico, ride e si illumina, questi ricordi fanno tanto bene!

Giusi mi sente, mi chiama: “Vieni dalla Mamy bambina dammi il giornale” e allunga le mani così contorte che non si capisce con quale forza sfogli le pagine e riesca a portare ancora cibo alla bocca. Prometto di tornare e vado nell’altro corridoio, recito una preghiera mentre sorpasso camere dove il letto accoglie forme immobili che mai o raramente hanno qualcuno lì accanto. Silenzio e ombra… quiete.

L’altro salone è più affollato, qualche voce in più, in un angolo Immacolata, sdraiata come sempre sopravvive nel suo mondo di sofferenza; il marito con costante tenacia ogni giorno è con lei, la accudisce e protegge con occhi tristi, si inquieta con il personale, pensa non facciano abbastanza.

Mariuccia è arrivata da poco, dopo alcuni giorni di incredulità e ribellione adesso accetta tutto, con pazienza giustifica il figlio costantemente assente e la nuora che decisamente non la viveva come una madre andrebbe vissuta. Mangia

e spera nel pomeriggio di tornare a casa, si preoccupa che sappiamo il suo indirizzo con precisione.

Elvira è sempre sorridente, ha alle spalle una vita di esperienze dolorose e di abbandono, il suo paese di origine è il Portogallo. Qualche tempo fa ho portato un piccolo vocabolario di portoghese e con lei leggevo, ovviamente male alcune parole, lei rideva e mi ripeteva la parola con la giusta pronuncia, poi racconta della sua casa, dei suoi amati gatti, dei colori, della cucina, i profumi. Non è mai spuntata una lacrima, le sorridevano anche gli occhi, persi nei ricordi buoni.

Massimiliana è solitamente silenziosa ma quando arriva qualcuno si rianima, prende la mano, vuole raccontare che ha fatto ginnastica, è venuta la nipote (purtroppo la vede solo lei), ricorda qualcosa di suo marito e delle barzellette che le raccontava la sera rientrato dal lavoro. Descrive il suo amore nato sui banchi di scuola, che ancora adesso di notte le appare le parla e la accarezza, le pettina con dolcezza i lunghi capelli mori. Ho poi saputo dalla vicina di stanza che non è mai stata sposata.

Passano ore, giorni, mesi, anni, qualcuno se ne va… i primi tempi del mio servizio mi avvolgeva una grande tristezza, andavo a salutarli ancora una volta, a volte lasciavo un Rosario nelle mani, (da allora ne ho sempre uno nelle tasche della divisa) raccomandavo sempre i saluti per i miei invisibili.

Dopo tanti anni di esperienza, quando non li trovo più mi sento rassicurata, come mi dicessero che finalmente sono in pace, nella Luce che non conosce dolore e nell’Amore infinito, finalmente soddisfatte speranze riposte per una vita.

La pandemia ha dilatato queste sensazioni, quella che sempre abbiamo chiamato “speranza” si è legata alla necessità di avere fiducia, alla capacità di riconoscere anche in impercettibili segni qualcosa di grande, immutabile e inattaccabile, alla irrinunciabile presenza di tutto ciò che chiamiamo Amore.

Matilde Donatella Toniutti
Volontaria AVO
AVO Genova è una OdV che opera sul territorio, in molte strutture ospedaliere e in strutture per anziani (RSA). Quotidianamente i volontari AVO portano una parola di conforto agli anziani ed ai malati, compresi i piccoli pazienti del Gaslini, e alle loro famiglie)

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