In questo periodo si parla molto di energie a causa del forte rialzo del prezzo dei combustibili a partire dal prezzo del gas. Intanto una prima considerazione che deriva dalla situazione è che se stiamo vivendo questa situazione sicuramente sono stati fatti degli errori in passato dal punto di vista delle politiche energetiche. Per carità, esistono anche delle nazioni che per collocazione geografica, situazione economica ed altre motivazioni, non hanno la possibilità di essere indipendenti energeticamente, per quanto riguarda l’Italia invece, con la sua posizione geografica, con la sua orografia, con la possibilità di poter utilizzare molti modi per creare energia, resta un po’ difficile pensare che stiamo facendo tutto quello che per noi è possibile per smarcarci da una situazione di dipendenza dalle materie prime provenienti dall’estero. Un caso emblematico ad esempio è quello delle royalties pagate in Italia dalle compagnie che estraggono il petrolio oppure il gas. In Italia per scelta lo Stato non estrae in prima persona il gas ed il petrolio ma riconosce invece delle concessioni che forniscono a delle società private il diritto all’estrazione di gas e petrolio sul terreno od in mare. Lo Stato italiano richiede il pagamento delle royalties, ovvero delle tasse che gravano su beni (petrolio e gas) che sono di proprietà dello Stato, complessivamente, per il 10% sugli idrocarburi liquidi e gassosi estratti sul territorio italiano, con l’eccezione degli idrocarburi liquidi estratti in mare per i quali l’aliquota scende al 7%.

Per avere un’idea analizzando cosa succede all’estero, possiamo dire che in Danimarca viene applicata una tassazione che può arrivare al 77%, nel Regno Unito la percentuale può arrivare all’80%, mentre in Norvegia la tassazione arriva al 78% al quale si somma una ulteriore tassazione.

È interessante notare che la Norvegia versa tutti i guadagni derivanti dal petrolio o dal gas in un Fondo Pensioni Sovrano nazionale, un vero miraggio per l’Italia.

È molto forte in Italia, soprattutto nell’ultimo periodo, la pressione di alcune parti, alcuni partiti ed in particolare  di alcune lobby, vi lascio immaginare quali, per una diversa scelta nucleare, evidentemente questi soggetti devono vivere in una nazione diversa rispetto a quella che si è espressa nel 2011 con una maggioranza del 94,05% (significa che su 100 persone votanti più di 94 NON vogliono che si costruiscano centrali nucleari in Italia) o forse pensano, come nel caso del referendum sull’acqua pubblica a tutt’oggi completamente disatteso, che l’esercizio del  diritto di scelta tramite referendum come previsto dalla Costituzione Italiana, sia un puro passatempo e non una delle norme Costituzionali, ovvero il diritto democratico su cui è fondata la Nostra nazione.

A parte questo, se improvvisamente cancellassimo il risultato di due referendum, il primo c’è stato nel 1987 ed aveva anch’esso ottenuto un risultato di contrari al nucleare superiore all’80% , andare nella direzione di costruire delle centrali nucleari significherebbe iniziare un lavoro che porterebbe alla realizzazione delle nuove centrali non prima di 20-25 anni, tale è la durata media della costruzione di una centrale nucleare, ma non certo per incapacità, questo avviene per necessità che ogni passaggio venga testato secondo delle rigide procedure esistenti. Dopo questo non trascurabilissimo elemento, ce ne sono anche altri molto rilevanti, il secondo riguarda un tema ampiamente conosciuto ma non sempre chiarissimo nelle analisi, l’accensione di una centrale a fissione nucleare comporta la produzione di circa 13 tonnellate, ogni anno per ogni centrale, di scorie radioattive che rimangono pericolose per almeno 24.000 anni. Io mi chiedo, ma cosa mai ci hanno fatto i nostri figli ed i loro successori per creargli un destino cosi complicato? A parte questi piccolissimi “particolari”, anche l’aspetto economico lascia perplessi, spesso il costo dell’energia proveniente dalle centrali ad energia nucleare si considera in termini di “costi vivi” sulla produzione elettrica, ma, per la determinazione del costo reale derivante dall’uso dell’energia da fissione nucleare, nei costi, andrebbero considerati i costi di trasporto delle scorie e poi quelli ancora più alti di conservazione  delle stesse scorie, in siti molto particolari ( dovrebbero dare la certezza che nonostante il continuo movimento tellurico della terra, queste possano rimanere sicure per 24.000 anni…) e quindi anche i costi di questo mantenimento dovrebbero essere correlati e moltiplicati per i 24.000 anni di permanenza, almeno…

Ecco al momento tutte queste spese le stiamo pagando noi, per le centrali di Cavorso, Trino Vercellese, Latina e per tutti quei siti in cui esiste materiale nucleare “messo in sicurezza”.

Il mondo, la maggior parte di esso, per fortuna sta andando in una direzione diversa, tranne i francesi, che sono i detentori della tecnologia più evoluta nel campo della fissione nucleare, e pochi altri che per interessi specifici continuano nel tentativo di rilanciare una tecnologia che comunque è ormai obsoleta ed inquinante come nessuna altra in tutte le versioni esistenti.

C’è da dire che comunque al momento non ci sono praticamente contratti per la costruzione di nuove centrali, anche perché ormai molte nazioni, a partire dalla Germania le stanno dismettendo con i relativi costi che comporta anche questa complessa operazione.

Il nucleare per fortuna non significa solo fissione, esiste anche la fusione, e questa a differenza della precedente è una tecnologia che sarà fondamentale nel nostro futuro.

Questa tecnologia nucleare non produce scorie e non crea problemi dal punto di vista della salute e della radioattività a partire dal fatto che per crearla non si utilizzano materiali radioattivi come l’uranio 235, ma si utilizzano ad esempio molecole di comune idrogeno. Il principio è molto semplice, si prendono due molecole e si forzano attraverso una forte pressione a fondersi, nella fusione si sviluppa una grande energia che può  essere utilizzata ad esempio per produrre elettricità. Attualmente tutto il mondo si è unito mettendo fondi nella sperimentazione della fusione nucleare e si sta dando vita ad una vera e propria nuova città nel sud della Francia, per ospitare il più grande reattore di fusione nucleare al mondo che è attualmente in costruzione. Vicino al reattore in costruzione esiste il vecchio reattore più piccolo, su cui sono state effettuate le sperimentazioni negli ultimi anni. La cosa curiosa è che negli intervalli fra le attività, il reattore è visitabile anche al suo interno in quanto non esiste nessun tipo di radioattività, e di questo vi do una testimonianza personale.

 

Marco Maltesu
Direttore di redazione ilponentino.it

LA LANTERNA – Rubrica a cura di Marco Maltesu
direttore de il PONENTINO

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