Edith Wharton “Il vizio della lettura” Ed.digitale streetLib Cartacea FanDingo

Una grande scrittrice, confessa in questo prezioso volumetto (in origine un articolo sulla North American Review) la sua “cattiva abitudine”: la lettura. È stupefacente vedere come, in poche pagine, chi sa veramente scrivere ed ha alle spalle un patrimonio di vera letteratura, riesce ad evocare un mondo, in uno zampillare effervescente di connessioni e rimandi fra libri e scrittori. Valori aggiunti al testo sono la lingua finemente cesellata (richiede un po’ di attenzione) e la pungente ironia con la quale la Wharton sferza certi comportamenti . Cito: “L’idea che la lettura abbia caratteristiche di qualità virtuosa, ha tristemente indotto molte persone coscienziose a rinunciare ai loro innocui flirt con le letture leggera, in favore di opere più impegnative. Queste sono le persone che “si fanno un dovere del leggere”. Il traguardo finale dei più ambiziosi prevede addirittura l’enorme proposito di leggere tutto ciò che viene pubblicato! …essi sembrano guardare alla letteratura come a un treno che va inseguito e preso al volo, mentre molti lettori spontanei possono essere sorpresi ad attardarsi impunemente nei loro mondi di favola”. E ancora: “Leggere non è una virtù, ma leggere bene è un’arte, che solo il lettore nato può acquisire.” “in materia di letture, non sono coloro che si limitano a leggere spazzatura riconosciuta come tale, a fare veramente danni: non è il divoratore reo confesso di sciocchi romanzetti a essere pericoloso. Colui che si pasce de “il romanzo del giorno”, non ostacola seriamente lo sviluppo della letteratura.” Qui mi fermo,se volete sapere chi è pericoloso, leggete il libro.

Ribadisco la solita avvertenza. Il libro è davvero smilzo, ma non ci si faccia ingannare, non si può leggere in fretta. Il linguaggio non è di immediata comprensione, richiede pazienza e lentezza. Il tempo e l’attenzione impiegati saranno largamente ricompensati dal piacere di una prosa raffinata, di un contenuto ricco di stimoli e, non ultimo, da quello di una sottile ironia che si prende gioco di certi tipi umani che fanno del libro uno strumento della loro supponenza e non di appagante godimento intellettuale. Dimenticavo: il testo contiene la versione originale inglese.

Grazia Tanzi

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