Albert Camus “Lo straniero” Ed. Bompiani

 Questo romanzo va letto alla luce del pensiero filosofico di Camus, sotteso ad ogni suo scritto; in particolare occorre far riferimento alla concezione dell’assurdo, ovvero la consapevolezza dell’assurdità della condizione esistenziale dell’uomo, totalmente priva di senso e di scopo. Da qui due le possibilità date: il totale estraniamento dal mondo, dalla realtà e perfino da sé stesso, per sprofondare nella cieca indifferenza – ciò che accade al protagonista del romanzo – o la “rivolta” ovvero l’atto con cui l’essere umano riprende il dominio di sé e costruisce il suo significato della vita. Lo straniero” è un testo che non ha perso la sua attualità, anzi può essere un punto di partenza per riflettere sui tempi nostri perché, pur in diversi contesti, i problemi esistenziali non cambiano.

Meursault, il protagonista, conduce la sua vita, ad Algeri,  in uno stato di totale alienazione, rispetto a sé stesso e al mondo. In conseguenza ad una lite uccide un arabo. Arrestato, assiste al processo e alla condanna a morte senza giustificarsi né difendersi.

 Per maggiori informazioni vedere l’articolo del 13 settembre 2023 Rotola, rotola. Sisifo e l’assurda fatica

Grazia Tanzi

Rubriche a cura di Grazia Tanzi

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2 pensiero su “Libri alla Ponentina – Lo straniero”
  1. Il concetto di “straniero” è un concetto che davvero non sta in piedi! L’uomo è apparso (usiamo questa parola, sarebbe lungo e forse non utile a questo discorso fare riferimenti alla scienza o alla religione) sulla terra e poi si è diffuso nei secoli nei diversi territori. Partendo da questa unicità iniziale, come è possibile che poi ci si è così appropriati dei territori, si sono designati i confini, diventati sempre più invalicabili, è si è arrivati alle situazioni assurde dei giorni nostri? Chi possiamo definire straniero su questa terra? Come facciamo a dire che L’Italia è degli italiani, la Germania dei tedeschi e così via? Si sono fatte e si fanno ancora guerre per i famosi confini. Ogni volta che mi fermo per qualche attimo a riflettere mi rendo conto di quante enormi assurdità viviamo, una di queste appunto il concetto di “straniero”.
    Cerchò di leggere il libro per entrare in questi concetti di assurdità.
    Grazie, come sempre, dei tuoi preziosi suggerimenti.

    1. Dissipiamo subito un equivoco sul concetto di “straniero”, penso che sarà utile anche ad altri lettori. Qui territori, patrie, nazionalità, migrazioni, e quant’altro non c’entrano nulla, siamo in un altro ambito. L’autore è un filosofo esistenzialista, e come tale riflette sulla condizione umana, si occupa dell’individuo che si fa le famose domande di sempre: chi sono, cosa ci faccio qui, che senso ha stare qui. Questioni universali, che l’essere umano si è posto dal momento in cui è divenuto tale, umano appunto. Esamina la questione dall’interno dell’essere pensante. È un ambito di riflessione sulla ricerca del senso della propria esistenza. Per Camus, se l’uomo non fa riferimento ad una divinità, quindi a una causa di senso esterna, si rende conto dell’assurdità dell’esistenza e si sente straniero a se stesso e a ciò che lo circonda, perché una delle pulsioni più antiche che abbiamo, in senso evoluzionistico, è quella della ricerca delle cause e dei fini. Lo “straniero” di Camus è questo, così è il suo personaggio, l’assurdità di essere al mondo provoca lo straniamento. Che si deve fare? Camus lo spiega nel suo Sisifo, ed è una risposta molto positiva, in soldoni: l’uomo il suo senso se lo crea, con la cultura e con il rapporto con gli altri uomini, dando un contributo alla costruzione di una società più giusta. Vi rimando per maggiori informazioni all’articolo Rotola, rotola. Sisifo e l’assurda fatica del 13 settembre. Spero di essere stata chiara.

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