FOGLI SPARSI
Vagabondaggi di riflessioni e ricordi, appuntati senza un ordine preciso,
su fogli sparsi
Rubrica a cura di Grazia Tanzi


Un doveroso avvertimento: questo articolo contiene citazioni di carattere osceno.

 Qualche anno fa una signora di mia conoscenza si mostrò molto scandalizzata per una vignetta, sicuramente pesante, indirizzata a un politico, aggiungendo anche la sua indignata riprovazione per le parolacce, la cui diffusione, a suo dire, era notevolmente aumentata rispetto al passato. Ne seguì una discussione che mi stimolò a fare alcune ricerche.

  Il linguaggio scurrile è una delle tante forme di espressione verbale, molto presente nelle parlate popolari e nei dialetti e, non di rado, dotato di grande forza espressiva;  se non usato in forma offensiva, non mi ha mai particolarmente scandalizzato.

Non intendo farne la difesa d’ufficio, sia ben chiaro,  né credo che se ne debba fare un uso disinvolto e indiscriminato, ci sono contesti dai quali deve essere severamente bandito, senza alcun dubbio; tuttavia  un’analisi spassionata e critica del fenomeno, sulla base  di testi autorevoli, può presentare notevoli motivi di interesse, e qualche sorpresa.  Già, perché il turpiloquio, presente in ogni idioma, è anche oggetto di studio oltre che d’uso.

Cominciamo con il fare un rapido  excursus storico-letterario per vedere cosa accadeva presso gli antichi, gente del popolo e uomini illustri;  come si dice ne vedremo delle belle, anzi delle brutte (parole).

Greci e Romani, plebei e uomini colti ne usavano in quantità, i primi preferibilmente le scrivevano sui muri, proprio come ai nostri giorni; i secondi le vergavano su papiro, e ancora oggi le leggiamo nelle satire, nelle opere teatrali,  negli epigrammi.

L’eruzione del Vesuvio che sommerse Pompei ed Ercolano nella notte fra il 24 e 25 agosto dell’anno 79 d.C. non ci ha lasciato soltanto preziose testimonianze storiche e artistiche, ma anche interessanti tracce della vita quotidiana sui muri: i graffiti.

 Rappresentati in gran quantità da scritte e disegni osceni (ma non solo), sono stati raccolti ed esaminati da studiosi di varie discipline: linguistiche, storiche, antropologiche. Si comincia quindi a vedere che il turpiloquio è qualcosa di più di una semplice manifestazione di oscenità e  volgarità, o quanto meno,come ogni altro fenomeno del comportamento umano, merita di essere indagato e compreso.

Nel libro Felice è questo luogo  a cura di Vincent Hunink editore Apeiron, sono raccolti 1000 graffiti pompeiani, la decima parte di quelli ritrovati. Raccoglierli e classificarli ha comportato un notevole lavoro da parte di studiosi diversi, non ultimi i filologi, poiché  le scritte, non di rado sgrammaticate, hanno permesso di capire come si esprimeva il popolo incolto.

I messaggi murali sono di vario genere: saluti, apprezzamenti diversi, annunci, auguri ad un amico, maledizioni, dichiarazioni amorose ecc., e  quelli osceni sono in gran quantità, compiaciuti o offensivi.

Qualche esempio:

SATVRNINE CVNNVM LINGERE NOLI (Saturnino non leccare la fica)

FELLAT ASSIBVS III (Lo succhia per 3 assi)

MATRENA CVLIBONIA (Matrena dal culo bello)

EIACVLA PVBER (Sborra ragazzo)

Queste scritte, scurrili,  volgari, nel vero senso del termine, ci danno un’idea molto più viva e autentica di ciò che doveva essere la vita di una città romana di quanto possano fare un vaso o un affresco, sia pure di grande valore artistico.

 Vediamo ora un altro interessante testo Come insultavano gli antichi a cura di Neleo di Scepsi Editrice il melangolo.  Il curatore è in realtà  Francesco Chiossone, giovane esperto di filosofia antica e cultore appassionato di classici greci e latini, celato sotto il nome di un filosofo greco del III secolo a. C.

Il testo contiene esempi di frasi  offensive risalenti al periodo classico, molte dal contenuto esplicitamente sessuale; gli autori però non sono  incolti e rozzi popolani, ma poeti, commediografi, letterati, filosofi e intellettuali, greci e romani, quali Alceo, Aristofane, Catullo, Cicerone, Orazio, Plauto, Seneca e molti altri illustri che  fanno bella  mostra di sé nei libri di scuola per e con le loro opere sublimi. In questo caso tuttavia, ci danno testimonianza della loro umanissima ira,  manifestata vivacemente, e non di rado, con linguaggio scurrile.

Aristofane Tu, testa calda, culo rasato, perchè ti presenti qui con quella barba da scimmia a fare l’eunuco?

Sempre il commediografo greco: Avidissime Gòrgoni, Arpie ingorde di razze, schifosi fottitori di vecchie, con le ascelle puzzolenti di capra, saccheggiatori di pescherie.

Chissà come si divertirebbero gli studenti!

Questo invece è Catullo celebre per le sue poesie d’amore: In bocca e in culo ve lo metterò, invertito e Aurelio e frocetto Furio. Speriamo che i cultori del politicamente corretto non lo vengano a sapere altrimenti le più belle poesie d’amore della letteratura latina scomparirebbero dalle antologie.

Questo è Marziale, ben noto per la virulenza dei suoi epigrammi: Ma perché, Zoilo vuoi insudiciare la vasca immergendoci il culo? Per insozzarla di più, Zoilo, prova a tuffarci la testa. Noi abbiamo un’espressione simile, che non citerò, riferita alla faccia.

 Nel libro sono presenti anche due elenchi di insulti in greco e in latino. Eccone qualche esempio

INSULTI LATINI

Amasiuncula   sgualdrinella

Ambubaia        baldracca

Cacator           cagone

Cinaedus         frocio

Cunnio             donnaiolo

Mentula            cazzone

Hircus               caprone

Scortum            puttana

INSULTI GRECI

Androkàpraina   troia

Koprophàgos  mangiamerda

Glamom             zozzone

Aphòdeuma        merda

Euryproctos       rottinculo

 Es korakas        fanculo

Prokyon              leccaculo

Pordìdion            puttanella

Insomma anche le parolacce fanno parte della nostra “cultura classica”; e questi nostri antenati, pur se lontani nel tempo, non erano poi molto diversi da noi. Mi sono limitata a questi cenni  al mondo greco-romano, ma in tutta la letteratura sono presenti esempi simili. Inoltre ciò che generalmente si ignora è che il turpiloquio, in quanto  forma linguistica,  è  stato attentamente studiato  da varie discipline, quali linguistica, antropologia, sociologia, psicologia. Nella successiva parte di questo articolo, la settimana prossima ne parleremo.

Grazia Tanzi

(Informazioni sull’autore)

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