Con la rubrica “il mondo in città” si vogliono raccontare i fatti dalle varie regioni del nostro pianeta che sono rilevanti per noi genovesi, italiani. Sia che ci troviamo sotto la lanterna o altrove, come nel mio caso che scrivo da Bruxelles.
Alberto Spatola

Europa

Politica industriale cercasi

Nell’ultime settimane abbiamo visto Greta Thunberg portata via di peso dalla polizia tedesca mentre con altri attivisti cerca di fermare gli scavi per estrarre nuovo carbone per le centrali elettriche. C’è stata Giorgia Meloni che è andata in Algeria  e lì ha annunciato “il piano Mattei”, senza troppi dettagli, ma sottolineando come l’Italia cercherà di ottenere più gas naturale possibile dall’Algeria. In Belgio è stato fatto un Consiglio dei Ministri urgente e fino a tarda serata (cosa normale in Italia, ma molto meno a Bruxelles) per prorogare lo spegnimento delle centrali nucleari nel paese. La Presidente della Commissione Europa Ursula von der Leyen si è recata pochi mesi fa in Azerbaijan per ottenere più gas, con tanto di foto col “Presidente padrone” del paese del Caucaso.
Insomma in ogni angolo d’Europa si discute d’energia e si tira un sospiro di sollievo poiché si è riuscito a mettere abbastanza gas nelle riserve e che questo inverno è più caldo del previsto.
Però il 2023 si apre con la sempre più chiara evidenza che l’energia è solo un tassello di un mosaico più ampio.

Gli Stati Uniti hanno approvato lo scorso anno due importanti atti legislativi il “Chips and Science Act” e l’“Inflation Reduction Act”. Uno vuole far nascere negli Stati Uniti nuovi e più sofisticati impianti di produzioni dei microchip, per far concorrenza alla Cina e per poter avere tra i propri confini i pezzi fondamentali per ogni cosa minimamente tecnologica: dai lettori di carta di credito alle lavastoviglie, dagli smartphone ai droni militari, etc. Il secondo invece prevede enormi incentivi per la creazione di centrali a energia rinnovabile, per la produzione di batterie per le auto elettriche, etc.
Si tratta insomma di trilioni d’investimenti che andranno a creare numerosi posti di lavoro e crescita ed economica, anche a discapito dell’occupazione e dell’economia europea.

Gli Stati Uniti negano di voler mettere in difficoltà gli alleati europei, ma, come il Premier Belga ha dichiarato recentemente, è frequente che aziende europee vengano contattate per spostare le loro sedi e impianti di produzione negli Stati Uniti in virtù degli incentivi che i due atti legislativi hanno messo in piedi.

L’Europa dal canto suo, non ha una voce comune, non sa come reagire, e d’istinto vorrebbe avviare politiche protezionistiche per evitare la concorrenza estera, facendo alzare però più di un sopracciglio tra le istituzioni internazionali come l’Organizzazione mondiale del commercio.
Sul nostro continente l’energia è sempre più costosa, il mercato del lavoro è frammentato e non ci sono istituzioni in grado di fare importanti investimenti trasformativi, per cui se ne avete avuto abbastanza di notizie sull’energia, reggetevi forte, perché è solo l’inizio: l’Unione Europea dovrà ben presto provare a discutere di serie politiche industriali, e se invece non ne sentiremo manco parlare, quel silenzio sarà in realtà una brutta notizia per l’economia e il futuro della nostra Unione.

Alberto SpatolaAlberto Spatola
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