E parolle do MessiavoUna specie di ritorno alle origini della parlata e delle tradizioni genovesi –
Rubrica a cura di Nino Durante

CAPODANNO ED EPIFANIA

Trascorso il Natale, la nostra attenzione era rivolta all’arrivo del nuovo anno, ma soprattutto a quel momento in cui, scoccata la mezzanotte del 31 dicembre, avremmo fatto festa brindando e scambiandoci gli auguri di un futuro migliore, magari riunendoci nelle case o nei circoli della zona. Non c’era l’abitudine dei fuochi d’artificio, troppo costosi e di problematica gestione, e ci si limitava all’accensione di quei bastoncini ricoperti di materiale apposito che, bruciando, produceva innocue stelline scintillanti. E poi, sempre dopo la mezzanotte, si gettavano dalla finestra tutte quelle stoviglie sbeccate (scamoræ) o consunte (pratica oggi impensabile e comunque vietata), nel segno dell’abbandono del vecchio decrepito a favore del nuovo, in questo caso piatti o quant’altro mai usati, tirati fuori dalla credenza.

L’indomani, a tavola,  non ci si doveva scervellare granché per essere in sintonia con la tradizione, che si riteneva rispettata non facendosi mancare le lenticchie, i melograni e l’uva. Se fate mente locale alla forma di queste tre vivande noterete che le accomuna una certa rotondità, che richiama quella delle monete e quindi un auspicio di ricchezza per il futuro.

Terminava il ciclo natalizio la festa dell’Epifania o Befana, termini che, nonostante l’assonanza, non hanno nessuna attinenza fra di loro. Epifania infatti, significa manifestazione, che è quella di Gesù al mondo attraverso l’accoglienza da parte sua dei tre Re Magi che, rappresentati da tre personaggi di etnie diverse, rappresentavano appunto tutta l’umanità. L’Epifania, però, in genovese cambia decisamente pelle per diventare Pasquetta, da non confondere con l’indomani di Pasqua che, per la nostra tradizione, è il Lunesdì de l’Àngeo.

C’è un motivo ben preciso per giustificare questo cambio di generalità, e si racchiude nel fatto che il 6 di gennaio la Chiesa rende manifesta la data della prossima Pasqua, e di conseguenza le date delle celebrazioni che la precedono, ossia  Ceneri, Quaresima, Pentecoste, Ascensione e prima domenica di Avvento.

E per comportarsi correttamente a tavola del 6 di gennaio bastava consumare, a pranzo, delle lasagne, rispettando così il detto popolare che recitava: “Epifània, gianca lasagna.”

Allegri!!

Nino Durante
Classe 1948, praese DOCG, Nino Durante è quello che si può definire un artista poliedrico. Cantautore con all’attivo centinaia di testi rigorosamente in lingua “zeneise”, scrittore, conduttore radiofonico, pittore. La conservazione e la diffusione della lingua genovese e di tutto ciò che le gira intorno è, possiamo dirlo senza timore di venire smentiti, la sua missione.

                                                              

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