Dopo circa due anni riapre al pubblico, giovedì 29 dicembre 2022, il Museo di Archeologia Ligure di Genova, ospitato all’interno di Villa Durazzo Pallavicini. Il CUP sarà parte attiva nella fruibilità del Museo

Di Antonello Rivano ed Enzo Dagnino

Il Museo si trova nel complesso storico-ambientale del parco di Villa Durazzo Pallavicini di Genova Pegli. L’antica dimora nobiliare fu donata al Comune di Genova nel 1928 dagli eredi dei Pallavicini con il vincolo e la finalità specifica di ospitare un museo: nasce così il più importante museo archeologico della Liguria, inaugurato nel 1936.

La sede del Museo

Nelle diciotto sale su tre piani il pubblico potrà tornare a esplorare sfide, crisi e successi delle due specie umane vissute in Liguria, da cui noi europei discendiamo, durante centomila anni. Le raccolte archeologiche genovesi raccontano infatti i movimenti di Neanderthal e Sapiens, la vita dei cacciatori dell’era glaciale, l’arrivo dei primi pionieri marittimi mediterranei, le manifestazioni artistiche e spirituali, gli accampamenti in grotta, i primi villaggi, le strade e gli insediamenti più antichi della regione. Nel museo si può anche scoprire la nascita di Genova 2500 anni fa e i suoi primi abitanti, le relazioni col Tirreno e il Mediterraneo, le lotte dei Liguri con Roma e la fondazione delle città della Liguria come provincia romana.

Per la riapertura del Museo abbiamo pensato ad una festa che celebri il momento dell’anno e la possibilità di accogliere nuovamente i visitatori nelle sale, dove potranno scoprire 100mila anni di vicende, protagonisti e storie della Liguria. Durante la chiusura, il pubblico che chiedeva costantemente notizie sulla riapertura e frequentava le iniziative che siamo riusciti ad organizzare fuori museo è stato uno stimolo costante” ci dice la direttrice prof.ssa.Patrizia GaribaldiOra è un piacere grandissimo poter riprendere le attività e raccogliere le prenotazioni che stanno già arrivando, dalle scuole e non solo.  In occasione degli eventi del prossimo anno presenteremo i risultati dei progetti avviati con il Liceo Lanfranconi, con l’ateneo genovese e con realtà tecnologiche cittadine.”

La riapertura verrà celebrata giovedì 29 dicembre alle ore 12, con una festa organizzata dal Comune di Genova in collaborazione con associazioni e realtà economiche del Ponente cittadino. Alle ore 12 sarà inaugurata la targa commemorativa dedicata all’archeologo siriano Khaled al-Asaad. La riapertura del Museo sarà festeggiata con momenti musicali a cura della Conte Brass Band (scuola Musicale Giuseppe Conte di Pegli) e, nel pomeriggio, con attività e laboratori per bambini e ragazzi.  

Dando seguito alla richiesta dei  Conservatori del Museo, la prof.ssa Patrizia Garibaldi e la dott.ssa Irene Molinari, risulta di determinante importanza la collaborazione con il CUP (Centro Universitario Ponente), mediante la presenza di volontari, che affiancheranno i dipendenti del museo per le visite nelle varie sale e daranno un supporto nella vigilanza. Un breve corso di formazione permetterà ai volontari  di essere aiuto prezioso.

Per l’ennesima volta il CUP con i suoi associati/volontari si presta ad aiutare enti ed istituzioni locali  a portare avanti la propria missione sul territorio, sopperendo a mancanze di personale o quant’altro. Dopo l’esperienza vissuta al Museo Navale in Villa Doria, che grazie al CUP ha potuto essere fruibile anche al sabato e alla domenica, con tre turni giornalieri per un totale di 18 persone, terminata a causa del Covid, ecco che ora la cosa si ripeterà per il Museo Archeologico Ligure permettendo la fruibilità di questo importante tassello della Storia e della Cultura della nostra città e regione.

IL MUSEO

Lungo il percorso espositivo il pubblico troverà allestimenti tradizionali, QRCode, attrezzi, armi, materie prime e riproduzioni da manipolare e le storie di donne e uomini protagonisti di episodi cruciali mirano a coinvolgere visitatori diversi per interessi e caratteristiche. Nella “Grotta dell’Archeologia”, realizzata nell’area di accesso ad un rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale nelle vicinanze del Museo, il pubblico potrà anche rivivere momenti ed esperienze “quotidiane” della vita nelle grotte liguri oltre 6000 anni fa.

Tra i 50.000 reperti conservati nello storico museo si ritrovano testimonianze delle vicende più significative della storia ligure: dai grandi cambiamenti climatici del paleolitico, alle origini di Genova, fino all’ascesa di Roma e alla nascita delle prime città romane in Liguria. La provenienza dei reperti non solo da scavi archeologici, ma anche da alcune raccolte private, tra le quali spicca quella ottocentesca del principe Odone di Savoia, consente spunti narrativi anche su questo peculiare capitolo di un collezionismo colto e raffinato.

Molti i reperti importanti del museo. Si può citare anzitutto il Principe delle Arene Candide: scoperto a 6,70 m di profondità nella Caverna delle Arene Candide (Finale Ligure, Savona), questo giovane cacciatore di 15 anni vissuto 24.000 anni fa (datazione non calibrata), deve il soprannome di “Principe” allo straordinario corredo con cui è stato sepolto. È alto 1,70 m, ha braccia molto robuste, specie la destra adatta a scagliare lance durante la caccia e gambe allenate da sforzi continui e prolungati.

Le analisi fatte sulle sue ossa indicano che mangiava molta carne di animali selvatici, ma anche pesci e molluschi. Il corpo adagiato sulla schiena è coperto di ocra rossa, il corredo è ricchissimo: un copricapo formato da centinaia di conchiglie marine forate, un lungo coltello in selce proveniente dall’odierna Francia meridionale stretto nella mano destra, un bracciale di conchiglie con ciondolo in avorio di mammut, quattro bastoni “di comando” ricavati da corna di alce, forati e decorati da linee e tacche incise e due “bottoni” in avorio di mammut accanto alle ginocchia.

Ancora, spicca la Tomba 30 della Necropoli di via XX Settembre, una delle tombe più ricche e interessanti dell’intera necropoli preromana di Genova. Appartiene ad una signora di alto rango, arrivata a Genova nel V secolo a.C. dall’area di Como e della Cultura di Golasecca, a seguito di un’alleanza matrimoniale.

Il corredo comprende la splendida collana in ambra, importata dal Baltico, con elementi a forma di vaso portaprofumi, un ciondolo a forma di stivaletto, un disco fermapieghe in oro e alcune spille (fibule) in lega d’argento di diverse forme che si trovano anche nell’Etruria Padana.

Di notevole importanza è il gruppo scultoreo del Cerbero, che rappresenta un’opera straordinaria e unica realizzata a Genova nella prima età imperiale romana (I secolo a.C. – I secolo d.C.). Cerbero è un mostro della mitologia antica, un feroce cane con tre teste guardiano del regno dei morti.

Nel nostro esemplare, che conserva solo due delle teste, è accovacciato sulle zampe posteriori mentre la sua zampa anteriore destra poggia con gli artigli su una testa umana mozzata. Questa scultura in marmo apuano è stata ritrovata a Genova nella zona dell’attuale via Fieschi, in un’area di sepoltura prossima alla necropoli e lungo una via. Riunisce in sé elementi del mondo mediterraneo, come la figura mitologica del Cerbero, celto-liguri, come la testa umana mozzata e di ambito etrusco e italico come la coda a forma di serpente con cresta e bargigli.

Infine, si può citare la Tavola di Polcevera, il più antico documento giuridico riguardante i Liguri e Genova. Questa importante epigrafe in bronzo fu rinvenuta nel 1506 nei pressi di Serra Riccò, in Valpolcevera, nell’entroterra di Genova. Riporta in lingua latina l’arbitrato emesso nel 117 a.C. da due magistrati romani, i fratelli Minucii, riguardante i territori sotto il controllo di Genova in Val Polcevera.

Il testo riporta i confini e le attività agro-pastorali permesse ai Vituri Langensi, popolazioni liguri della Val Polcevera, e dà importanti informazioni anche sul tracciato della via Postumia che attraversava quel territorio collegando Genova alla Pianura Padana e poi verso est all’Adriatico. Il documento è stato per molti anni simbolo delle antiche origini di Genova.

fonte: www.museidigenova.it

Antonello Rivano
Redattore Capo il PONENTINO

Enzo Dagnino
Membro Comitato di Redazione ilponentino.it

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