La Lanterna

La Lanterna 23 novembre 2022 – Una guerra orribile

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RUBRICA A CURA DI MARCO MALTESU

Una guerra orribile

La guerra in Ucraina va avanti, sono passati 9 mesi e non si vede la fine. Ma non è la stessa guerra. Le forze armate ucraine stanno recuperando grandi porzioni di territorio conquistate dai russi nelle prime fasi dell’invasione.

La guerra ora viene portata avanti dalla Russia in maniera diversa, combattimenti sul campo solo per mantenere la posizione, con la scelta invece di bersagliare la nazione ucraina nella sua interezza con continui lanci di missili, se ne contano mediamente circa 90 ogni giorno, che si abbattono su palazzi civili, su infrastrutture civili, centrali elettriche, acquedotti, centrali di produzione del calore, da cui viene prodotto il riscaldamento per i palazzi in cui vivono le persone.

In Ucraina il riscaldamento nella maggior parte dei palazzi non viene fornito attraverso l’utilizzo di caldaie condominiali oppure di caldaie familiari, ma principalmente viene prodotto in modo accentrato e distribuito poi ai palazzi tramite una grande rete di riscaldamento.

La produzione può avvenire attraverso produzione di vapore, oppure attraverso l’utilizzazione del calore prodotto per il raffreddamento delle centrali nucleari, oppure per il calore prodotto dall’incenerimento dei rifiuti. In Italia abbiamo una soluzione simile a Brescia dove viene utilizzato il calore che si produce nell’incenerimento dei rifiuti per riscaldare le abitazioni che ci sono nella zona intorno.

Trascurando in questo momento riflessioni su questa metodologia e tecnologia, su cui mi sono espresso precedentemente, tale citazione, serve solo per descrivere una situazione, che altrimenti risulta poco comprensibile alla maggior parte dei lettori che possono non capire come si possa bloccare il riscaldamento alla popolazione civile con dei bombardamenti di missili. Nella realtà i russi stanno lanciando missili su, centrali elettriche, centrali di produzione del vapore, inceneritori, acquedotti, oltre che stazioni ferroviarie ponti e tutto quello che abbiamo purtroppo già visto nella parte precedente di questa assurda guerra.

Resta a questo punto, una volta di più, di affermare l’assurdità di questa guerra e di questa situazione, figlia dell’assoluta superficialità tenuta dalla comunità internazionale nel 2014, nel momento dell’invasione Russa della Crimea e delle regioni del Donetsk e Luhansk. Un atteggiamento superficiale da parte delle altre nazioni, che ha privato l’Ucraina della parte più industriale e ricca di giacimenti del sottosuolo nazionale. In questa parte dell’Ucraina ci sono addirittura giacimenti di Terre Rare, quei minerali rarissimi come testimonia lo stesso nome, presenti in pochissime zone della nostra terra.

È evidente, quando si parla di regioni russofone, ovvero a maggioranza di lingua russa, che essendo quelle regioni al confine con la Russia, ed essendo le regioni russe al di là del confine molto povere, in passato nel corso del tempo, ci sia stata una sempre più importante migrazione di persone che passavano da queste povere regioni della Russia, a quelle molto industrializzate dell’Ucraina che fra l’altro avevano una grandissima esigenza di lavoratori.

Delle vere e proprie migrazioni di massa di popolazione russa che si spostava in queste zone con il miraggio del lavoro inesistente nei posti di origine.

È successo insomma, in quella parte dell’Ucraina, quello che è successo anche in Italia nel dopo guerra, a partire dalla grande industrializzazione, quando una grossa fetta della popolazione italiana si è spostata dal sud e dalle isole verso la pianura padana e verso la nostra Genova, che si stavano industrializzando ed assorbivano la mano d’opera proveniente dalla maggior parte dell’Italia.

Quanto sopra ha definito i contorni della situazione esistente prima dell’invasione russa, un territorio di confine come ce ne sono tanti nel mondo, (per esempio l’Alto Adige in Italia, a maggioranza linguistica tedesca), ma una grande attrattiva per una grande potenza come la Russia affamata di una sempre più grande fame di potere.

La guerra in Ucraina è stata tutta una assurdità, ha massacrato una quantità infinita di civili ucraini, ha rivelato i crimini di guerra più efferati nei confronti della popolazione civile con l’istituzione da parte degli occupanti, di veri e propri luoghi di tortura per la popolazione. E con l’uso di armi bandite dai trattati internazionali che tuttora continuano ad essere utilizzate dagli occupanti.

Ma tutto questo ora trova un apice del comportamento degli invasori russi, la crudeltà è stata portata ad un livello che va oltre le già allucinanti condizioni provocate dalle guerre. L’intenzione è di ridurre alla fame, alla sete ed al gelo un intero popolo. Un comportamento intollerabile perché supera anche gli ultimi limiti dell’etica che ancora non si erano superati in una condizione di guerra. Non si combatte sul terreno, non si entra con aerei per bombardare, si preme un pulsante dal Cremlino, dal ponte di comando di una nave al largo del Mar Nero, oppure da una tranquilla postazione in Bielorussia e si colpiscono le centrali elettriche, si colpiscono gli impianti idrici, si colpiscono i posti in cui si produce il riscaldamento per riscaldare le case in un territorio che si trova già con una temperatura al disotto di zero gradi e con i razzi ed i droni suicidi, dei piccoli aerei costruiti con materiale esplosivo a bordo che si fanno esplodere contro gli obbiettivi che più possono creare sofferenza alla popolazione ucraina. Questa è il tipo di guerra che sta combattendo la Russia sul territorio dell’Ucraina.

Davanti a tutto questo, ma anche davanti a quello che succede in Iran, in Siria, in Afghanistan ed in tutte le infinite nazioni teatro di guerra o di condizione di infinita sofferenza della popolazione, c’è bisogno di uno scatto da parte di tutto il mondo civile che si riconosce nei valori democratici.  

Il mondo intero deve fare da argine a situazioni che non sono più tollerabili né a livello locale e neppure su una più ampia scala.

La guerra in Ucraina lo sta dimostrando, non esiste più niente che non abbia ripercussioni su altre nazioni, su interi continenti, sull’intero mondo.

Le risorse fossili, purtroppo, oltre ad essere fonte di quell’inquinamento che sta mettendo sempre più in difficoltà la vita sulla terra, inoltre sono e sono sempre state, la causa delle guerre più efferate, sia dal punto di vista militare che economico.

Questi sono solo alcuni dei tanti motivi che oggi ancora più di prima ci portano a gridare la necessità di scelte a supporto delle energie rinnovabili, scelte di libertà per ogni singolo paese che deve essere libero di prodursi l’energia nel modo più idoneo per quella nazione, (sole, vento, fiumi, onde del mare, geotermia ma non solo queste) non sono uguali per tutte le nazioni ed ogni nazione deve adottare la propria ricetta. Ma questo non basta, l’utilizzo di energie rinnovabili deve essere un nuovo inizio anche dal punto di vista sociale. Dobbiamo costruire un mondo in cui tutti gli individui possano ricavarsi l’energia necessaria alla propria vita, non dobbiamo creare dipendenza degli individui dall’energia prodotta dagli altri neppure a livello individuale, un Umanesimo dell’energia attraverso la diffusione delle tecnologie, che esistono, per produrre con l’utilizzazione di impianti individuali, condominiali, di comunità, in maniera che realmente possa diffondersi il benessere che purtroppo sembra che abbiamo finito di rincorrere.

Marco Maltesu
Direttore di redazione ilponentino.it

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