Alla scoperta del Santuario della Madonnetta

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GLI SPECIALI DEL PONENTINO

Sulle alture di Genova, a pochi passi dal centro, si erge il seicentesco santuario Mariano detto della Madonnetta. Un luogo sacro posto a protezione di Genova, del suo porto e del lavoro, che indica ai fedeli la strada della conversione

Di Roberto Bajano

Il Santuario della Madonnetta, come lo si incontra dalla crêuza Salita a Porta Chiappe

E’ un luogo inaspettatamente ricco di straordinarie particolarità, tutte da scoprire; a cominciare dal suo vero nome, quello ufficiale si intende, che non è Madonnetta, ma Nostra Signora Assunta di Carbonara. Fortemente voluto dal suo fondatore Padre Carlo Giacinto, frate agostiniano scalzo, è stato eretto in soli quindici mesi nel 1696.

Il Fondatore del Santuario, Padre Carlo Giacinto di S.Maria,
al secolo Marino Sanguineti (1658-1721)

Anni prima, proprio in quel luogo il frate ebbe in visione la Madonna, la quale gliene ordinò la costruzione descrivendogli in modo nitido e preciso non solo l’aspetto concreto, ma anche la funzione e lo scopo ultimo spirituale: essere un’arca di salvezza per gli uomini. «Tu me lo costruirai per la conversione dei peccatori»,

Particolare del cartiglio lobato posto sopra le scale di accesso alla cappella inferiore (scurolo): la conversione dei peccatori, quale motivo ispiratore della costruzione del Santuario

furono le parole mariane che avviarono quel colloquio nel corso della visione; durato «un picciol spazio d’ora» scrive il Venerabile padre, ma lungo tutta una vita. Ne è venuto fuori uno scrigno di rara bellezza e devozione; dove un sobrio stile architettonico barocco sapientemente plasmato con caratteristiche assai particolari si fonde con elementi mistici e fideistici sparsi ovunque all’interno, ma talvolta difficili da scoprire ad uno sguardo fugace.

Altare Maggiore e abside. Veduta d’insieme

L’architetto ligure Anton Maria Ricca gli diede forma interpretando la volontà della Madonna attraverso quella forse ancora più ferma, del frate visionario. L’interno è una vera e propria ascesi di fede,

Lo scalone a 15 gradini che conduce allo scurolo. Oltre l’imponente cancellata in ferro che lo separa dall’aula superiore troneggia l’organo (Roccatagliata-Giuliani,1733-1844)

al cui ausilio l’intera progettazione dell’edificio ha disseminato tracce e indizi preziosi. Da individuare e interpretare, a cominciare dallo straordinario numero di reliquie che racchiude ed espone – circa venticinquemila – volute per dare forma terrena al Paradiso.

Un numero mai eguagliato al mondo in uno stesso luogo. Una caratteristica da Guinness dei Primati, si direbbe oggi.

Uno dei reliquiari ovali della cappella inferiore (scurolo), con stucchi dorati del Lavarello (sec. XIX). Al suo interno: decorazioni in fili di corallo rosso

Molteplici sono gli aspetti architettonici, artistici e mistici: il pavimento a raggiera in marmo bianco e bardiglio, disegnato nel 1750 dallo Schiaffino;

Il pavimento a raggiera dell’aula centrale in marmo bianco e bardiglio (Schiaffino, 1750)

quello in ciottoli bianchi e neri (riseu) del sagrato esterno del 1732;

Il pregevole sagrato in ciottoli bianchi e neri, B. Storace (1732). Si noti al centro l’aquila bicefala rappresentata con un cuore, la cintura e la mitra, simboli dell’Ordine agostiniano scalzo

il maraglianesco crocifisso del Cambiagio, opera scultorea di grande bellezza, tanto per sapiente esecuzione quanto per compiuta espressività;

Particolare del crocifisso maraglianesco dell’Altare Maggiore. (Cambiagio, 1710)

il gruppo ligneo della Pietà del Maragliano, capace di indurre alla commozione chi la osserva

Cappella dell’Addolorata. La Pietà, composizione lignea di A.M. Maragliano (1732-1733) – Particolare

la statua della Madonna in alabastro proveniente da Trapani, copia ridotta di quella venerata presso la Basilica della SS. Annunciata in quella stessa città.

La statua della Madonnetta, titolare del Santuario. Alabastro decorato in oro (G. Romano, sec.XVII)

Proprio per le sue ridotte dimensioni ha suggerito al popolo di allora il nome vezzeggiativo di Madonnetta che, nel tempo, ha sostituito la denominazione ufficiale del Santuario.

Il viaggio della statua della Madonnetta, da Trapani a Genova (1686). Ricostruzione grafica sulla base della carta di F. De Wit, Amsterdam 1668 (Galata Museo del Mare di Genova), coeva al periodo

E poi paramenti sacri di straordinaria ricchezza per tessuti, broccati e damaschi settecenteschi.

Sala espositiva – Vetrina contenente (a sinistra) la pianeta del Fondatore (manifattura ligure, sec. XVIII)

E ancora, la celletta in legno dove si ritirava per la notte il Fondatore del Santuario per stare più vicino possibile alla “sua” Madonna; giorno e notte.

Cella del Fondatore vista dall’esterno

Tra i segreti della Madonnetta, o meglio tra le caratteristiche meno appariscenti, spiccano la forte connotazione numerologica che va dalla sua stessa forma planimetrica ottagonale alle decorazioni delle predelle d’altare,

Predella d’altare con la stella a 8 punte. Intarsio in marmo giallo Siena e rosso Verona. Particolare

e lo scopo didattico e fideistico espresso attraverso le straordinariamente ricche iscrizioni ed epigrafi presenti; citazioni volute e selezionate dallo stesso Fondatore per guidare i fedeli verso una più fervente e cosciente devozione a Maria e ai Santi. Un altro particolare del tutto unico che contraddistingue il Santuario della Madonnetta è la sua posizione e il suo orientamento cardinale. Pur trovandosi su un alto poggio panoramico affacciantesi sul centro della città di Genova, esso vi rivolge le spalle.

Visto da monte, l’orizzonte si fonde con la sagoma del Santuario

Scelta criticabilissima, se non se ne conoscono e comprendono le ragioni. E allora perché mai è stato fatto così? Si trattò di un errore? Di qualche vincolo geologico? Oppure di una scelta mistica? Padre Carlo Giacinto era convinto che qualora avesse orientato il fronte dell’edificio verso il mare, avrebbe potuto conferire al Santuario una maggiore imponenza, grazie allo spettacolo mozzafiato del golfo prospiciente.

La città di Genova, alle spalle del Santuario

Invece volle che fosse rivolta alle alture perché i fedeli non venissero distratti dal raccoglimento e dalla meditazione. Obiettivo ribadito facendo costruire attorno al piccolo piazzale un muro basso, interrotto ritmicamente da quattro cancelli. Esso costituiva una vera e propria barriera che isolava il Santuario dall’ambiente circostante. E così è ancora oggi pur se, ahimè, senza più traccia degli affreschi che ornavano la facciata e le pareti del sagrato con scene floreali, bibliche e Mariane. Il tempo e l’esposizione alle piogge e agli sferzanti venti del nord non hanno dato loro scampo.

Il Santuario della Madonnetta nel contesto cittadino di metà ’800

La straordinarietà materica e spirituale del Santuario e il fervore religioso che il suo Fondatore Padre Carlo Giacinto sapeva spargere intorno a sé fecero sì che per tutto il 700 e l’800 la Madonnetta godesse di un ruolo di primissimo piano nella vita non solo religiosa ma anche civile e politica della città. Pontefici quali Clemente XI, Innocenzo XIII, Benedetto XIII, Pio VI accordarono numerosi privilegi alla chiesa. Il re Vittorio Emanuele I e la moglie Maria Teresa d’Austria vi si recarono più volte in pellegrinaggio. La più importante nobiltà dell’epoca volle che i propri cari defunti fossero tumulati entro le mura del Santuario: Balbi, Cataldi, Cambiaso, Durazzo, Doria, Grimaldi, Lomellini, Spinola.

La statua della Madonna venerata al suo interno venne solennemente incoronata ben quattro volte, dal 1692 al 1920. Il Santuario stesso, già Santuario ufficiale della Repubblica Genovese dal 1712, è stato affiliato e aggregato alla Basilica del Laterano in Roma da Papa Pio VI nel 1777. L’incisione sul portale marmoreo dell’ingresso ne perpetua la solennità dell’evento.

Il portone di ingresso al Santuario. Si noti l’epigrafe di affiliazione
e aggregazione alla Basilica del Laterano in Roma (1777)

Eppure… nonostante questo passato mistico e glorioso, il santuario della Madonnetta è oggi un monumento sconosciuto ai più, addirittura a rischio di chiusura per la scarsità di vocazioni sacerdotali. Tuttavia, i fedeli e i visitatori che vi si recano non solo restano sempre estasiati per le sue caratteristiche, ma ammettono di provare un particolare stato d’animo positivo entrandovi. Proprio come la Madonna voleva che fosse. Dal 1977 il Santuario ospita un presepe permanente di particolare pregio; unico motivo di rinnovata notorietà agli occhi dei frequentatori. Esso espone statue interamente scolpite in legno oppure a manichino, frutto dei sapienti scalpelli della scuola del Maragliano.

Il gruppo ligneo della Natività, attribuito a G. Battista Gaggini, detto il Bissone (1659)

A tutto questo fa da ideale cornice il paesaggio, costituito da una fedele riproduzione di tutti i maggiori monumenti storici della città di Genova in epoca settecentesca.

Genova in un presepe: chiesa di San Matteo con i palazzi Doria, la fontana di via del Campo e Porta del Molo

Opera dell’abile presepista contemporaneo Roberto Tagliati e del suo valente gruppo di collaboratori volontari (1971-77). Lavoro di tale valenza artistica da suggerire il fatto di doversi considerare opera d’arte non soltanto le statue ivi contenute, ma il presepe stesso nella sua compiuta totalità. Il tutto realizzato con un livello di attenzione al particolare e di veridicità storica tale da aver ispirato il Cardinale Giuseppe Siri a pronunciare queste parole, durante la sua visita ufficiale al presepe il 17 dicembre 1977: «Verrà un giorno in cui chi vorrà conoscere come era fatta Genova, dovrà venire ad ammirare questi quadri».

Genova in un presepe: scene di vita cittadina dai portici di Sottoripa. La venditrice di farinata e di caldarroste. Sullo sfondo palazzo San Giorgio e Porta Soprana

A coloro che si chiedessero perché alla Madonnetta ci sia un presepe di tale rilevanza, si potrebbe rispondere risalendo alla esatta dedicazione del Santuario, che è – nell’ordine – a Gesù Bambino, poi alla Madonna. Si tratta di un aspetto particolare, perché generalmente i santuari mariani sono dedicati solo a Maria. Alla Madonnetta invece si celebra – come recita testualmente la dicitura della consacrazione del Santuario – la Natività di Nostro Signore e l’Assunzione dell’Immacolata Madre di Dio, Regina degli Angeli e dei Martiri.

L’affresco della volta dello scurolo (B. Guidobono, 1697) rappresentante
la glorificazione dell’Assunta tra gli Ordini Angelici

Roberto Bajano


Come accade per ogni opera d’arte, la sola visione non consente di godere appieno della bellezza di questo santuario; non è sufficiente approcciarsi ad una visita senza conoscerne la genesi, le vicissitudini, le ricchezze, i motivi stessi della sua esistenza; senza sapere dove andare a posare lo sguardo. Né questo breve scritto può considerarsi esaustivo, ma solo un “assaggio” per stimolare ad una successiva visita. Tuttavia può venire incontro alla curiosità dei visitatori più attenti la recente pubblicazione “Ventimila reliquie per la conversione“.

Roberto Bajano, Ventimila reliquie per la conversione. I segreti numerologici del Santuario della Madonnetta di Genova, con il presepe e le statue del Maragliano, Erga Edizioni, Genova 2021 – ISBN: 978-88-3298-239-8

Un volume bilingue ricco di fotografie ove si vuole accennare a tutto ciò, nel tentativo di perpetuare la straordinarietà del Santuario della Madonnetta di Genova raccontandone la storia, le ricchezze, gli aspetti fideistici e mistici; ma anche i segreti di carattere numerologico che nasconde. E invita a visitare questo sacro luogo dove trovare occasione di conversione e protezione, stimolando il lettore anche attraverso i numerosi filmati presenti all’interno e visibili attraverso lettura di QR Code.

scaricando l’app VESEPIA è possibile vedere i filmati riportati sul volume. Qui (su concessione dell’Editore Erga), in esclusiva, uno di essi. Basta inquadrare il QR code. Per scaricare VESEPIA da Google Play clicca qui

Come raggiungere il santuario

L’indirizzo esatto del Convento dei Padri Agostiniani Scalzi è Salita Madonnetta 5.

Il Santuario è raggiungibile in auto (percorso sconsigliabile per la ristrettezza della strada e per la difficoltà di parcheggio) dalla Circonvallazione a Monte; Corso Firenze (tratto San Nicola) – Via Bernardo Strozzi – Via L.Stallo – Via Ausonia, fino al termine della via stessa.

Con i mezzi pubblici; funicolare Zecca-Righi (da Via Carlo Targa) scendendo alla fermata Madonnetta. A piedi: dalla Circonvallazione a Monte (tratto corso Firenze, San Nicola), inerpicandosi in salita per la crêuza Salita Madonnetta.

Il Santuario della Madonnetta visto dall’omonima stazione della funicolare Zecca-Righi

l’Autore

Roberto Bajano è Architetto, libero professionista. Laureato all’Università di Genova nel 1994 con indirizzo tutela e recupero del patrimonio storico-architettonico.

L’autore, alle prese con alcune piccole manutenzioni al presepe della Madonnetta

Dagli anni ’90 si avvicina al mondo della Marina Militare, legando infine tale passione alla sua professionalità progettando e dirigendo l’opera di restauro e musealizzazione del Sommergibile Nazario Sauroper il Museo del Mare di Genova. Sempre per il museo Galata ha anche curato l’allestimento museale Genoa Open Air Museum, le Sale del Porto di Genova e della Galea secentesca. In occasione della tragedia del 2013, ha donato ai Piloti del Porto di Genova un concreto studio progettuale per una Nuova Torre Piloti.

Per Marina Militare ha pubblicato I sommergibili raccontati ai ragazzi (Roma, 2020), e Le portaerei raccontate ai ragazzi (Roma, 2022). Di prossima uscita un terzo volume della stessa collana per ragazzi dedicato all’idrografia.

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