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La Lanterna 15 novembre 2022 – La preoccupante circolazione del “carico residuale” delle nazioni

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RUBRICA A CURA DI MARCO MALTESU

La preoccupante circolazione del “carico residuale” delle nazioni

“Migranti economici” questa è la definizione che viene data in senso dispregiativo a chi arriva in Italia, quasi sempre dal mare, sulle nostre coste o sulle isole. Lampedusa è la più “semplice” da raggiungere in quella posizione in mezzo al Mediterraneo, più vicina all’Africa che alla Sicilia.

Ma chi sono queste persone che arrivano in condizioni terribili nel nostro territorio e da dove arrivano. Nigeria, Costa d’Avorio, Afghanistan, Siria … sono i paesi da cui partono la maggior parte dei migranti.

Paesi come quelli africani pieni di ricchezze, del sottosuolo in particolare, che potrebbero essere ricchi, ma invece rimangono estremamente poveri perché lo sfruttamento viene fatto per lo più da aziende straniere, in larga misura europee, che spesso foraggiano i governi di questi paesi attraverso la corruzione dei loro governanti e che nelle società di queste nazioni, non lasciano neppure le briciole della ricchezza prodotta, spesso distruggendo l’ambiente e restituendo dei veri e propri luoghi di sofferenza.

Ogni anno sono migliaia le persone che arrivano in Italia dopo lunghi viaggi in mare.

Il totale delle persone sbarcate in Italia dal 1 gennaio 2022 al 11 agosto 2022 è di 45.664 (Fonte Ministero degli Interni), (nello stesso periodo del 2021 era di 32.533).

Sempre nello stesso periodo, o poco meno, 1 gennaio 2022/ 31 luglio 2022, sono entrate in Italia con i canali legali, (reinsediamento, corridoi umanitari, evacuazioni umanitarie) 1.166 persone (413 nello stesso periodo del 2021).

Come si evince dai numeri in Italia è molto difficile “arrivare” in modo regolare.

Ciononostante le persone non vengono per restare in Italia, prova ne è la quantità di domande di Asilo presentate ai vari stati che sono:

  • Germania (148 200)
  • Francia (103 800)
  • Spagna (62 100)
  • Italia (43 900)
  • Austria (36 700)

Il Mediterraneo, che storicamente è sempre stato un mare che univa i Paesi che si affacciavano su questo pezzo di mondo, chiamato “la culla della civiltà” è diventato lo scenario di una situazione di allarme che parla di guerre, miseria, carestia.

Donne, uomini e bambini affrontano lunghi viaggi attraverso questo mare alla ricerca di un futuro o semplicemente di una speranza, fuggendo da terribili conflitti, dalle dittature e dalla povertà.

Tante volte mi sono trovato a riflettere su quello che possono provare le persone che si trovano su questi barchini o barconi, magari di notte, pressati in maniera inverosimile senza quasi lo spazio per respirare, senza nessuna luce nell’oscurità totale delle tenebre e del mare, deve essere davvero disperazione quella che li muove perché io morirei di paura solo a stare in quelle condizioni, figuriamoci poi in situazioni in cui gli scafisti sono anche violenti!! E non oso pensare al viaggio che ha preceduto quel terribile momento dell’imbarco.

Ma da dove provengono queste persone che giungono in Italia e sulle nostre coste?

Secondo l’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, la maggior parte dei migranti che sbarcano sulle coste italiane proviene da paesi dell’Africa subsahariana, superando moltissimi ostacoli, ultimo tra tutti, il Mar Mediterraneo che è sempre molto pericoloso, particolarmente in inverno. Come pericolose sono anche le situazioni che determinano queste migrazioni. Non è solo importante capire da dove provengono queste migliaia di persone, ma anche conoscere e capire i motivi dei flussi migratori per comprendere il perché le persone abbandonano il loro paese d’origine.

A seguire le informazioni con i dati percentuali ottenuti da Fonte UNHCR.

Nigeria: in Italia il maggior numero di migranti, il 19%, proviene da questo paese. La situazione lì è davvero grave, soprattutto nel nord, minacciato dal terrorismo islamico di Boko Haram, penso che tutti ricordino i rapimenti in massa di studenti di scuole, in particolare femminili e le loro sorti. Nella parte sud del Paese la situazione non è assolutamente migliore, in quella zona perdura una feroce guerra intestina legata al controllo dei pozzi petroliferi del Delta del fiume Niger. Per non parlare poi di questa zona appunto, dove le compagnie petrolifere, nello sfruttamento indiscriminato e senza alcun rispetto del territorio, hanno praticamente distrutto la zona con residui di petrolio ed esalazioni, hanno compromesso la vita di fauna e flora locale, azzerando le possibilità di sopravvivenza della popolazione locale.

Eritrea: dall’ex colonia italiana nel Corno d’Africa proviene il 13% dei migranti che sbarcano in Italia. Qui c’è una dittatura militare da cui fugge tutta la popolazione che riesce a trovare i mezzi per farlo ed in particolare anche molti giovani, che in questo modo cercano di evitare di dover andare a fare il militare senza alcuna prospettiva di una vita normale ed in un contesto di totale e generalizzato attrito con la popolazione.

Sudan: i migranti di origine sudanese sono circa il 7%. In questo paese c’è una dura dittatura e persiste una situazione politica e sociale gravissima. Devastata da una guerra civile ufficialmente terminata nel 2005 ma in realtà ancora esistente, il Sudan, ex colonia inglese, combatte tuttora per raggiungere una sua tranquillità, purtroppo molto lontana.

Gambia: il 7% dei migranti che arrivano in Italia è originario di questo paese della costa occidentale dell’Africa, governato da Yahya Jammeh fino al 2017, salito al potere con un colpo di stato ha governato per 22 anni. La situazione è stata terribile: secondo le associazioni per i diritti umani nel paese si sono verificati continui rapimenti, detenzioni arbitrarie e torture indiscriminate. Davvero difficile non pensare alla fuga da un posto del genere. La situazione dal 2017 è andata migliorando ma tutt’ora il paese si muove in una grande crisi.

Costa d’Avorio: il 7% dei migranti arriva da qui, un paese diviso in due con un conflitto civile interno che ha minato la situazione sociale in particolare degli ultimi 20 anni. La situazione della donna con i problemi della mutilazione genitale, associati ai grandi problemi economici, fungono da potente acceleratore della fuga dal paese, dalla povertà e dai pericoli della guerra civile.

Somalia: il 5% delle persone che arrivano sulle coste italiane viene da un paese considerato uno “Stato fallito”. Nell’ex colonia italiana nel Corno d’Africa è in atto una guerra civile dagli inizi degli anni 90, circa 30 anni, precedentemente una dittatura per 20 anni, senza soluzione di continuità. È uno dei Paesi più poveri in assoluto.

Percentuali minori di rifugiati provengono da Paesi come Pakistan, Afghanistan reduce da più di un anno di insediamento del regime Talebano a seguito della conquista del potere del 2021 con il complesso di leggi liberticide, soprattutto nei confronti delle donne, Senegal, Mali, Ciad, Egitto (tutte situazioni molto “delicate” dal punto di vista economico ed in particolare del rispetto dei diritti umani) e Siria, una nazione che si trova in guerra dal marzo del 2011 senza alcuna prospettiva di vederne la fine, con 570.000 morti in 11 anni di guerra, con la maggior parte del paese completamente raso al suolo, 12 Milioni di sfollati di cui 6 Milioni si sono rifugiati all’estero.

Molto interessante è anche la suddivisione degli sbarchi per provenienza con i dati UE (periodo di riferimento 1 gennaio 2022/11 agosto 2022 comparato allo stesso periodo del 2021).

La provenienza maggiore 54,3% avviene dalla Libia in aumento dal 50,2% del 2021.
Quindi la Tunisia 27,4% in calo dal 33,7% del 2021.
Poi la Turchia con il 15,4% in aumento dall’11,2% del 2021.
La percentuale degli altri paesi di partenza è molto bassa, al di sotto dell’1,5%.

Queste cifre certificano che gli accordi esistenti con la Libia (dell’Italia) e con la Turchia (della UE) non funzionano, dal punto di vista della funzione di filtro richiesta a queste nazioni, dalla Libia arriva in Italia più di 1 persona ogni 2 arrivi, dalla Turchia poco meno di uno ogni 6 persone che sbarcano in Italia. Inoltre le persone sono soggette in quei Paesi, nonostante i Governi percepiscano fiumi di denaro, a trattamenti disumani, non degni della nostra civiltà ed umanità.

Analizzando i dati di entrata, su tutte le direttrici, considerando che quella “Balcanica” è stata la rotta più utilizzata la maggior percentuale di persone in entrata è stata assorbita dalla Germania.

  I dati riguardanti il 2019,anno prima della pandemia, ci dicono che su un totale di 188,6 milioni di persone europee con  età compresa tra i 20 ed i 64 anni (età da lavoro), erano presenti in EU ed occupati 8,6 milioni di cittadini di paesi terzi (non UE) pari al 4,6% del totale.

La grandissima maggioranza lavorano come: addetti alle pulizie e collaboratori,  addetti all’assistenza delle persone, addetti all’assistenza delle persone nei servizi sanitari, lavoratori edili, personale non qualificato addetto alle miniere alle costruzioni ed ai trasporti, personale non qualificato addetto alla ristorazione, personale non qualificato addetto all’agricoltura ed alla pesca.

La migrazione nel 2020 in cifre:

  • 1,92 milioni di persone sono immigrate nell’UE
  •  0,96 milioni di persone sono emigrate dall’UE
  •  Totale dell’immigrazione netta nell’UE: 0,96 milioni di persone.

È interessante notare che, senza l’immigrazione, nel 2019 la popolazione europea si sarebbe ridotta di mezzo milione, dato che quell’anno nell’UE sono nati 4,2 milioni di bambini e sono morte 4,7 milioni di persone. Nel 2020 la popolazione dell’UE si è ridotta di circa 100 000 persone (da 447,3 milioni di persone il 1º gennaio 2020 a 447,2 milioni il 1º gennaio 2021), a causa di una combinazione di calo delle nascite, aumento dei decessi e diminuzione della migrazione netta.

La gestione dei flussi migratori, in ogni caso, è una questione da affrontare, da parte dei governi dei paesi occidentali, con adeguata preparazione, in modo scientifico, non strumentale e soprattutto in modo umano. La necessità, infatti, è quella di creare delle serie politiche di accoglienza da parte degli Stati, e cioè mettere in atto una serie di misure capaci prima di ospitare in maniera adeguata i cittadini provenienti da contesti problematici, e in secondo luogo di favorirne l’inserimento, magari attraverso una politica efficiente dal punto di vista sociale, atta ad assistere i migranti in tutte le fasi di questo passaggio. I problemi principali, ovviamente, sono quelli riguardanti la sistemazione fisica degli immigrati ed il loro inserimento lavorativo. Problemi, che spesso, conducono le classi politiche ad un utilizzo assolutamente strumentale del fenomeno, indicando gli immigrati esclusivamente come un problema e mai come una risorsa, come una presenza che così trattata ha solo l’effetto di far percepire al resto della popolazione un senso di abbandono, insicurezza e restringimento dei propri diritti messi in discussione da chi continua ad essere disperato anche se in un paese in cui non c’è una guerra.

Le politiche di accoglienza oltre a quanto già detto, devono prevedere dei corsi di lingua e di cultura civica, per consentire a chi arriva da situazioni sociali anche molto diverse, la capacità di conoscere almeno gli elementi base delle regole della nostra società, oltre ai diritti e doveri di ogni persona che si trova sul suolo italiano.

Nel periodo della globalizzazione scopriamo che dopo aver sperato in un avvicinamento fra i popoli di tutto il mondo ci ritroviamo ad aver creato la libera circolazione delle merci ma non delle persone…

E le persone invece sono ridotte ad essere definite come “carico residuale” che nessun dizionario e nessun tecnicismo potrà mai contenere nella loro umanità!!

Marco Maltesu
Direttore di redazione ilponentino.it

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