Pier Guido Quartero

Pier Guido Quartero e il suo nuovo libro “Novalesa: L’Ultima Ordalia”

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Per “liberodiscrivere” è appena stata pubblicata l’ultima fatica letteraria dell’autore genovese. Un romanzo ricco di colpi di scena ma soprattutto intriso di cenni storici sapientemente dosati e raccontati, cosi come Quartero ha abituato da anni i suoi lettori.
Novalesa: L’ultima Ordalia“, un romanzo storico quindi che va ad aggiungersi agli altri dello scrittore che, attraverso fatti e personaggi in parte inventati e in parte reali, ci raccontano la storia di Genova e non solo. Con Quartero abbiamo parlato del libro ma anche di come nasce un romanzo storico.

Pier Guido Quartero durante la presentazione della “Trilogia Tabarchina” a Genova

Partiamo dall’inizio, ossia da come nasce Pier Guido Quartero, autore di romanzi storici in ambiente genovese.

Quando ho fatto le mie prime prove di scrittura c’era il boom di Camilleri. Io fui, credo, tra i primi che pensarono di farne una imitazione locale, con alcune varianti: il protagonista era un consulente del lavoro che si imbatteva in situazioni più o meno gialle, ma spesso banali, e soprattutto piuttosto sfigato. Avevo già scritto, per prova (allora ero ancora impiegato alla Camera di Commercio) tre o quattro storie, quando ci fu un altro più bravo e più veloce di me: Bruno Morchio uscì con Bacci Pagano e un titolo micidiale: Maccaia. Non ce n’era più per nessuno, e lasciai perdere il giallo e il semigiallo (Se vuoi saperlo, l’ho odiato, Morchio, ma aveva ragione lui…) . Un amico mi suggerì: perché non provi con un romanzo storico? Per combinazione, proprio in quel periodo avevo collaborato a un sistema informativo che illustrasse i diversi aspetti della storia e della cultura genovese in previsione di Genova 2004, una grande kermesse in cui anche la Camera di Commercio aveva impegnato delle risorse. Tra i lavori che avevo realizzato, ce n’era anche uno relativo alla nascita delle assicurazioni marittime, che ebbero la loro origine proprio a Genova, a metà del quattordicesimo secolo. Avendo già tutta la documentazione pronta, decisi di partire con quella. Ne nacque La Lettera Perduta. Un breve romanzo (altri lo definirono: a long short story: un racconto lungo) che ebbe un discreto successo di pubblico. Così decisi di provarci ancora, e questo momento fu decisivo: avevo sentito parlare della vicenda dei Tabarchini, ma ne avevo una conoscenza abbastanza superficiale. Fu approfondendo l’argomento che mi resi conto che attraverso la narrazione di quella storia avrei potuto raccontare anche tre secoli di vita del Mediterraneo. Ricordo ai vostri lettori i titoli dei volumi di questo genere che ho pubblicati: La Lettera Perduta (1300); la Trilogia Tabarchina  e cioè L’Oro di Tabarca (1500), L’Eredità di Don Diego (1600) e Il Segreto dell’Alchimista (1700); Il Mulino dei Botta Adorno (1700); Il Leone di Giada (1800); Le Radici dell’Ombra (1900) e ora Novalesa, l’Ultima Ordalia (1000), che costituisce un “prequel” (scusa la parola) alla serie fin qui pubblicata.

Trilogia Tabarchina

Come ti documenti sulle tue storie e come le costruisci?

In  genere, il primo approccio a un argomento viene dalla lettura di qualche testo classico (Pavoni, Heers, Petti Balbi, Punchu, per citare nomi a caso), dove qualche funghetto salta sempre fuori. Si tratta poi di girarci intorno, a quel fatto appena accennato , con ricerche e approfondimenti puntuali: l’Istituto di Storia Patria è una miniera, per queste cose, ma ora c’è anche internet (c’è un bellissimo servizio offerto dall’Università di Boston. Academia, che segnala tutte le pubblicazioni sugli argomenti che si propongono), dove si possono trovare cose molto stimolanti per idee di romanzo. Per il prossimo libro, ad esempio, ho già di una mezza idea di scrivere qualcosa su Bucicaldo, o Boucicaut, che fu governatore di Genova per conto del Re di Francia nei primi anni del ‘400. Leggo che sarebbe stato una specie di prototipo del cavaliere medioevale: una figura ormai fuori dal suo tempo, considerato che l’età moderna era alle porte.

Pier Guido Quartero con il suo primo romanzo storico “La lettera perduta”

E ora parliamo del tuo nuovo romanzo: “Novalesa: L’Ultima Ordalia”

Avevo sempre avuto un po’ di dispiacere all’idea che la serie delle mie storie genovesi partisse dal quattordicesimo secolo. Mi pareva che mancasse qualcosa. Risalire ai tempi precedenti la conquista romana era poco praticabile, perché non avrei avuto abbastanza materiale per scrivere qualcosa di significativo, e lo stesso valeva per i secoli successivi, fino alla caduta dell’Impero. Una specie di soluzione mi si è offerta nel momento in cui, con alcuni amici, ho impostato una pubblicazione (uscirà in primavera) per un trekking lungo il tracciato delle mura di Genova. In effetti, la ricostruzione degli itinerari relativi alle opere difensive dell’oppidum genuate realizzate dal momento della sua nascita e fino alla edificazione delle Mura del Barbarossa, ci ha offerto la possibilità di tracciare a grandi linee l’evoluzione che ha portato alla trasformazione di un piccolo emporio in una civitas strutturata, destinata ad assumere un ruolo di grande rilievo nella storia del Mediterraneo. E questo ha risolto una parte del problema: chi lo desidera, potrà trovare informazioni su questa fase della vita genovese consultando la guida che stiamo ultimando.

Rimaneva da mettere insieme una ricostruzione che partisse, in qualche modo, dall’alto medio evo, anche tenuto conto che a proposito degli accadimenti sopravvenuti in Liguria tra il sesto e il decimo secolo esistono, da qualche anno a questa parte, diversi studi specialistici, ma manca (o almeno così mi pare) un’opera divulgativa per chi, senza essere uno storico di professione, abbia però interesse ad approfondire questi argomenti.

Ci anticipi qualcosa del racconto?

La storia raccontata in questo nuovo volume dovrebbe, nelle intenzioni, raccontare una vicenda che ha il proprio momento culminante negli ultimi anni dell’undicesimo secolo, subito prima della stipula della Compagna Communis  e della proclamazione della prima crociata, ma ha le proprie radici nei secoli precedenti, quando sul territorio della penisola si affermarono prima i longobardi e poi i franchi, fino ad arrivare all’anarchia feudale di fine millennio, che costituì il brodo di coltura da cui sarebbe poi nata la civiltà comunale. Anche per aiutare il lettore nell’affrontare un intreccio così complesso, ho dotato questo volume di un apparato cronologico, cartine e note esplicative in quantità superiore a quanto già ho fatto nei lavori precedenti.

La novità più importante di questa storia è che, per la prima volta all’interno di questa serie, la vicenda non prende le mosse da Genova, ma dalla Valle di Susa, ispirandosi al detto: Genuensis non nascitur, sed fit: genovesi non si nasce, ma si diventa. Il principio che sta dietro a queste parole mi pare molto vero: è stata una conformazione particolare del territorio che ha fatto diventare Genova quello che è: la penisola del molo e l’area costiera che questa protegge hanno fatto di questa zona una delle tre sole, nel tirreno settentrionale (con Pisa e Marsiglia), adatte ad ospitare una grande flotta come era quella romana. Per altro verso, i valichi appenninici che chiudono la Valle del Polcevera sono i più bassi di tutta la catena che corre dalla Calabria a Cadibona (la Crocetta di Orero, con i suoi 360 metri, è il punto più basso in assoluto). Questi due fattori, uniti insieme, costituivano la premessa per la nascita di un polo logistico fondamentale nella rete mediterranea degli scambi. Non sono stati, quindi gli abitatori locali a fare di Genova quello che è divenuta, ma la condizioni particolari del territorio ad offrire a chiunque desiderasse di tentare l’avventura la possibilità di giocare la partita. Succede così che Gustìn, un giovanotto di ascendenza longobarda incaricato di riscuoterei pedaggi sul valico del Moncenisio, si trovi coinvolto in un conflitto che lo porterà, con un piccolo gruppo di compagni, ad affrontare una missione in Lomellina e poi a terminare il proprio viaggio a Genova, dove avrà luogo lo scontro definitivo con i suoi nemici. Della compagnia faranno parte diversi personaggi, tra cui soprattutto un mercante genovese e una donna, accusata di essere una strega… Ma per saperne di più bisogna leggere il libro.

(la foto dell’autore nell’immagine di copertina è di Anna Gugliandolo)

Antonello Rivano
Redattore Capo ilponentino.it




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