I Liguri, gli antesignani del videoclip, l’esempio de “I Trilli”

image_pdfApri e scarica in PDF

Di Sara Piccardo

Ho sempre pensato che esistano canzoni “filmiche” o, per lo meno, visive, sono quei brani il cui testo riesce a tratteggiare immagini e situazioni talmente vivide che sembrano scorrerci davanti agli occhi. Penso, solo per fare un esempio, a “Poster” di Claudio Baglioni. Ascoltatela chiudendo gli occhi. Non vi sembra di vedere le immagini riprese da una telecamera di sorveglianza di una qualsiasi stazione medio-piccola?

“Poster” non è un’eccezione, di brani “filmici” ce ne sono in tutte le lingue e in tutte le epoche.

No, tranquilli, non siete stati reindirizzati al sito di Rolling Stone!

E quindi, perché sul Ponentino si espongono teorie bislacche a proposito di canzoni visuali e dintorni?

Perché noi genovesi sembriamo molto ferrati nell’arte di dar vita a canzoni dal forte impatto visivo.

L’ho constatato ascoltando con attenzione un album classico della musica popolare genovese, “Canti de casa mae ” 
dei Trilli. Su nove brani, almeno tre possono essere ascritti senza esitazione alla categoria di cui sopra.

“Saluta Zena” ha descrizioni talmente vivide, iperrealistiche oserei dire, sembra portarci in casa l’animazione del porto nelle fasi che precedono la partenza di una nave: i rimorchiatori in movimento, i richiami, i clangori. E lì, in disparte, ci sembra davvero di poter scorgere l’anziano ex marinaio dall’abbigliamento di un’eleganza antiquata, con lo sguardo perso verso l’orizzonte, quasi avulso dalla concitazione che lo circonda. Se ci avviciniamo un pochino, forse lo possiamo vedere mormorare a fior di labbra il saluto che affida alla nave affinché lo porti alla sua Genova.

“Comme te bella Zena”, pur non potendo vantare le descrizioni quasi cliniche del brano precedente, è altrettanto evocativa. Un nonno tiene per mano un nipotino e lo incanta con i suoi racconti. Il nonno assorto, concentrato nel suo rievocare, in certi momenti forse parla più a sé stesso che al piccolo, il quale lo ascolta incantato, a bocca aperta e con gli occhi sgranati, la mente piena di immagini.

Poi la scena cambia, il nipote è un po’ più grande, il nonno più anziano ed emotivo. Li vedo girare per le vie di Genova, cercando i punti di riferimento che il vecchio ricorda così bene ma che ormai sono spariti. Quella vana ricerca è per lui una rivelazione (Joyce la chiamerebbe un’epifania): si rende conto che il mondo è andato avanti e così la sua città, lasciando indietro lui e la realtà che aveva conosciuto. È a questo punto che lo vediamo fissare smarrito i luoghi diventati per lui irriconoscibili e iniziare a piangere, sorretto dal nipote che cerca di consolarlo parlandogli del valore della memoria.

Con “Piccon dagghe cianin”, che definire struggente è un eufemismo, ci troviamo davanti a un pezzo cinematografico in piena regola, con tanto di flashback, i quali sono poi l’anima della canzone.

Anche qui, la scena ci appare vivida. Muratori al lavoro per abbattere un intero quartiere, quasi sembra di sentire il battere degli attrezzi e i mattoni schiantarsi l’uno sull’altro.

La gente passa e lancia un’occhiata. C’è chi commenta, chi sospira, chi scuote la testa, chi alza le spalle. Tutti proseguono, tranne uno.

Passava di lì per caso. Camminava spedito, immerso nei suoi pensieri, quando il trambusto provocato dai lavori di demolizione gli ha fatto alzare gli occhi. Ora ha lo sguardo fisso su un edificio, o meglio su ciò che ne rimane. No, non si sbaglia, è proprio la casa in cui è nato, quella della sua infanzia.

Non riesce a guardare più a lungo i muri che si sbriciolano sotto i colpi di piccone. Chiude gli occhi e alla sua mente tornano un’infinità di immagini di una vita semplice ma serena. Rivede i suoi giochi di bambino, i pasti consumati con i genitori, i pomeriggi passati a fare i compiti, il padre che scolpisce una Madonnina come ex voto per essersi salvato in mare.

E chissà, pensa, forse non è capitato lì per caso, forse un filo invisibile lo ha portato davanti a quella casa affinché la salutasse e assieme a essa tutto il quartiere che lo aveva visto ragazzo.

Per concludere potremmo dire che, come in molti altri ambiti, anche in campo musicale noi genovesi siamo sempre stati più avanti. In fondo, ben prima dell’avvento di MTV (e della tv stessa!), noi avevamo già inserito i videoclip nelle canzoni!

Sara Piccardo

image_pdfApri e scarica in PDF

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.