residenze per anziani

La vita degli Ospiti nelle residenze per anziani

image_pdfApri e scarica in PDF

Di Paola Bonati

Chi ricorda l’attrice Judi Dench in Chocolat quando litiga con la figlia che la voleva in un “ospizio” perché lo riteneva il posto dove meglio le avrebbero controllato il suo diabete? E Lei quando si beve la cioccolata calda col peperoncino offerta da Juliette Binoche che nulla sapeva sulla sua salute, e chiamava “le Mortoir” la residenza? Ecco, gli Ospiti delle residenze manifestano voglia di vivere o voglia di morire quando il poter vivere viene meno per numerosi fattori…allora nelle residenze c’è bisogno di vita. Dare vita agli anni si diceva a proposito del rendere felici e riempire di significato gli anni della vecchiaia.

Allora le attività tipiche di una comunità, scandite dagli orari delle alzate, dell’igiene, del pranzo, della fisioterapia, della socializzazione, della cena, hanno bisogno di essere mescolate e il più possibile condite da tutto ciò che rende la quotidianità più apprezzabile e felice. La qualità del cibo, la varietà e il modo in cui viene proposta, il tempo e lo spazio dedicato al cibo possono essere elementi che il buon gestore può utilizzare meglio per far sentire “bene” un’Ospite. Gli spazi dove si consumano i pasti dovrebbero essere adeguati per dimensioni, privilegiando le salette da quattro o sei tavoli, che evochino trattorie e ristorantini piuttosto che saloni capienti come mense scolastiche o aziendali; dove il rumore di sottofondo non impedisca di assaporare e godere il momento. Non a caso uno dei temi ricorrenti nei discorsi degli Ospiti, nei reclami e negli apprezzamenti è proprio il cibo. E spesso non tanto perché manchi di qualità o quantità quanto piuttosto perché dovrebbe essere meglio servito con una tavola armonicamente imbandita e con compagni di tavola il più possibile affini e voluti.

Lo spazio e la luce sono fondamentali per gli anziani Ospiti. Quando un parente va alla ricerca di una residenza dovrebbe guardare bene come è costruita: gli spazi e la luminosità sia della camera, degli spazi comuni, la vista che si può godere, magari anche per riuscire ad osservare il tramonto o il sorgere del sole. Gli spazi esterni permettono di godere delle stagioni, il fresco della panchina sotto un albero, i tavolini all’ombra dove sorseggiare il thè, freddo o caldo a seconda della stagione. Poter avere a disposizione una fetta di natura è essenziale e importantissimo; se poi si può prendersene cura con orti, piante, e fiori si mantiene quel contatto con la terra che non può essere sostituito da alcun surrogato.

Gli anziani Ospiti fanno gruppo con alcuni altri per simpatia o per comunanza di esperienze di vita e chiacchierano, condividono il tempo delle visite dei parenti, giocano a carte, escono insieme anche accompagnati. I contatti sociali sono importantissimi per mantenere l’interesse per la quotidianità che una volta alleggerita dalla responsabilità dell’età matura necessita di mantenere una quantità di emozioni, scambi e curiosità. Importante è la tipologia di arredo degli spazi dedicati all’attività di socializzazione e i tempi previsti in cui educatori volontari e familiari sostengono i momenti di svago e di gioco. Gli animatori propongono attività e stimolano all’apertura verso iniziative che diventano poi vissuti positivi che migliorano l’umore.

Nella fruizione delle cose più semplici (cibo, spazio e compagnia) gestite in modo protetto, è racchiuso il benessere psicologico degli Ospiti della struttura. Alcuni sono particolarmente attenti alle loro cose agli oggetti, agli abiti per cui la personalizzazione della stanza, un servizio di lavanderia efficiente e servizi complementari come il parrucchiere, il podologo, l’estetista, la logopedista, sostengono quel sentimento di cura e amor proprio che favorisce gli aspetti relazionali e il proseguimento della permanenza in residenza.

Una cosa che ho notato in questi anni è che gli Ospiti maturano un rapporto di vicinanza di curiosità ed empatia con il personale di assistenza, gli assistenti, gli infermieri, i cuochi, gli animatori, tutti, e questo è un ulteriore elemento che esprime la funzione della residenza come soluzione alla solitudine e non solo al bisogno di assistenza. In ogni caso occorre che questi elementi semplici e basilari vengano garantiti e promossi sia nella parte organizzativa che strutturale, occorre guardare molto attentamente la residenza e le sue persone individuando quel luogo che sappia proteggere le emozioni di una serena quotidianità.
(Foto di StockSnap)

Paola Bonati
Paola Bonati cinquantaquattrenne di Genova con lo sguardo al mare e all’Europa per anni ha lavorato nel settore sociale con anziani,disabili e minori, gestendo strutture e impegnandosi per migliorare la qualità della vita di ciascuna componente interessata. Laureata in scienze politiche ha vissuto la sua esperienza lavorativa sia in ambito di aziende internazionali sia in realtà cooperative di dimensione nazionale o locale. Mamma single e ora nonna ha come fil rouge della sua vita l’ inclusione che a partire dalla famiglia dal microcosmo può caratterizzare un ambiente più vasto portando ad un evoluzione positiva della società e delle sue organizzazioni.
Ora progettista sociale collabora con il Ponentino su temi di attualità.

image_pdfApri e scarica in PDF

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.