Andar per borghi e sentieri: Santuario della Natività di Maria a Vicoforte (CU)

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Il santuario della Natività di Maria a Vicoforte (CU) è un grandioso esempio di barocco piemontese, risalente alla prima metà del ‘700, con completamento del progetto e supervisione della costruzione ad opera dell’architetto Francesco Gallo.

Di Enrico Appiani

L’iniziativa della costruzione si deve ad un miracolo del tardo ‘500, legato ad un pilone votivo con immagine della Madonna. Ma la grandiosità dei mezzi impiegati, singolare per il piccolo borgo in cui si trova il santuario, si collega all’importanza che la vicina Mondovì aveva nel regno dei Savoia, come importante snodo di comunicazione e di commercio. Fu infatti il duca Carlo Emanuele I di Savoia a pensare che il santuario sarebbe stato il luogo di sepoltura della famiglia, mentre in seguito questa funzione venne assunta dalla Basilica di Superga a Torino. Del santuario impressiona la grande cupola ellittica, con assi di 25 e 37 metri, che vanta il primato di essere la cupola ellittica più grande al mondo, di contenere l’affresco a tema unico più grande del mondo (vita e gloria di Maria) e di essere la quinta cupola più grande al mondo, preceduta da San Pietro, Pantheon, Santa Maria del Fiore e da un tempio indiano. Si racconta che le maestranze si rifiutavano di smontare il grande ponteggio che reggeva la cupola durante la costruzione, per timore di un grande crollo.

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Il Gallo riuscì a convincerle ponendosi egli stesso al centro del cantiere; vi fu un poderoso boato di assestamento, ma la cupola stette su come previsto dal progetto. In seguito vi furono ulteriori assestamenti e crepe, per cui la struttura ebbe molta manutenzione, in particolare alleggerendo il tetto originario, di muratura e coppi, con uno nuovo di legno sormontato da una calotta di rame. In anni più recenti fu applicato un “cerchiaggio”, circondando la base della cupola con una doppia struttura di acciaio che mantiene la tensione alla base, evitando che la stessa si possa allargare. Una simile architettura va “vissuta”!! E infatti l’impresa culturale Kalatà porta i visitatori in cima alla cupola, fino agli oltre 50 metri della base della lanterna più alta, rivelando prospettive e dimensioni che dal basso non si coglierebbero, avendo solo la visione di insieme col suo scopo scenografico e le sue false prospettive. Ci si veste con casco e imbragatura, dispositivi per la sola sicurezza, visto che la salita non presenta particolari difficoltà, anche se richiede un minimo di coordinazione e agilità.ù

Enrico Appiani
Ingegnere in pensione e musicista, direttore del coro Monti Liguri, pratica il ciclismo e l’escursionismo, anche per valorizzare i pregi del territorio. Abita a Pegli ed è appassionato alla storia ed epopea tabarchina.

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