Con la rubrica “il mondo in città” si vogliono raccontare i fatti dalle varie regioni del nostro pianeta che sono rilevanti per noi genovesi, italiani. Sia che ci troviamo sotto la lanterna o altrove, come nel mio caso che scrivo da Bruxelles.
Alberto Spatola

America Latina


Haiti, l’altra tomba degli imperi

Entro Natale uscirà al cinema il film storico “Napoleon” diretto da Ridley Scott, con Joaquin Phoenix a interpretare Bonaparte. Per chi non conoscesse il regista e l’attore, basti sapere che i due lavorarono insieme per il film “Il Gladiatore”. Insomma l’aspettativa per il film è alta e molta discussione è in corso su come il film sarà in grado di cogliere glorie e sconfitte di tale controversa figura.
Per dirla con Manzoni, ci si chiede come il film racconterà Napoleone sia “nella polvere” che “sull’altar”.
Qui però Napoleone ci interessa soltanto accidentalmente. Vogliamo far luce su come Haiti portò Napoleone e la Francia “nella polvere” e le implicazioni per il presente, e il futuro.

A scuola normalmente si dice che Napoleone fu sconfitto dal “Generale Inverno” in Russia, e a Waterloo da tutte le monarchie europee unite.
In realtà anche nell’isola caraibica di Hispaniola, dove Haiti si trova, Napoleone fu sconfitto e fu un duro colpo per la Francia.
I Caraibi erano all’epoca tra le zone più ricche del mondo, ma a beneficio per lo più di Inghilterra e Francia. Una ricchezza basata sullo sfruttamento della schiavitù e la produzione soprattutto di caffè e zucchero.
Haiti, guidata dal Generale Louverture, lottò per la sua indipendenza e per porre fine alla schiavitú della sua popolazione affrontando le maggiori potenze dell’epoca. Affrontò la Francia quando era una potenza schiavista, cioè prima della Rivoluzione francese e dopo con Napoleone che rese la schiavitù nuovamente legale in Francia e nelle sue colonie. Nel mezzo affrontò il Regno Unito e la Spagna che utilizzarono la loro flotta navale come mai prima.
Haiti, vinse tutte le battaglie, contro tutti questi imperi e nel 1804 fu il primo Stato “nero” ad ottenere l’indipendenza nella Storia moderna.

Purtroppo, Haiti pagò a caro prezzo, la sua libertà e indipendenza.
Haiti era distrutta da oltre un decennio di resistenza e rivoluzione, a cavallo del ’700 e l’800, e dovette pure indebitarsi all’inverosimile verso la Francia per ottenere il riconoscimento diplomatico.
Precisamente Haiti diede, nel corso dell’800, oltre 500 milioni di euro alla Francia. Istituti di credito francesi si arricchirono, e con quei soldi la Francia divenne, in parte, ciò che è oggi. Per esempio, molti dei costi della costruzione della Torre Eiffel furono coperti dalle banche che ricevettero i soldi e gli interessi del debito che la Francia impose ad Haiti.
Il motivo di tale imposizione è che Haiti doveva pagare per le “proprietà” che la Francia perse con la Rivoluzione Haitiana, cioè gli schiavi, le persone.

Quegli oltre 500 milioni di euro pagati alla Francia nel corso dell’800 furono mancati investimenti nel costruire l’economia Haitiana. Stando ai calcoli del New York Times, che ha investigato sulla questione, si tratta di una cifra enorme: 8 volte l’economia attuale della Repubblica Caraibica.
I decenni successivi non furono più semplici: tra la prima e la seconda guerra mondiale Haiti fu sotto la violenta occupazione degli Stati Uniti.
Insomma, Haiti portò nella polvere Francia, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti, ma come troppo spesso accade ai David contro Golia della realtà, indebolì anche se stessa.
Però Haiti fu ben più che il cimitero degli imperi.
La rivoluzione di Haiti fece sì che col costituirsi delle Nazioni Unite ci fosse un paese governato da neri (insieme a Liberia e Etiopia) tra i paesi fondatori dell’ONU, e durante gli anni della decolonizzazione, Haiti fu un alleato prezioso per il riconoscimento delle nuove Repubbliche Africane indipendenti.

Oggi però corruzione e interferenze internazionali fanno sì che Haiti sia il paese più povero delle Americhe. Ma anche lo strapotere di cartelli della droga, gang violenti, condizioni sanitarie al limite, rendono la vita ad Haiti oggi estremamente pericolosa. Infatti molti, quando possono, emigrano.
Le storie da raccontare per fotografare la situazione sarebbero molte, ma quel che conta è capire le radici della soluzione attuale. Ed è evidente come una radice importante di questa storia si trovi, banalmente, nella voglia di caffè e dolci tra le classi medio-alte dell’Europa di qualche secolo fa. Al prezzo anche dello schiavismo.
Nonostante ciò, in Europa non parliamo di Haiti, e solo dopo anni la comunità internazionale risponde alla richiesta delle autorità di Haiti di inviare una missione per riportare un po’ d’ordine nel paese.
La notizia è che a rispondere a questa chiamata non è l’Europa, ma un paese Africano: il Kenya.
Sulle capacità del Kenya di risolvere la situazione ci sono diversi dubbi e perplessità. Non a caso l’operazione sarà a guida Kenyota, ma finanziata da USA e Canada.
Però, speriamo che l’intervento del Kenya possa essere l’occasione per uscire dalla logica perversa e ipocrita per cui Europa e Stati Uniti si ergono come i soli che possono risolvere i problemi di cui sono spesso causa.
Speriamo anche che, in questo secolo, noi Europei riusciamo a riconoscere le nostre responsabilità e cosí essere parte della soluzione ad Haiti, e non solo.

Alberto SpatolaAlberto Spatola
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