Di Enrico Appiani

Escursione ad anello aperto, resa possibile dai pochi km che separano Cravasco (frazione del comune di da Campomorone) dal passo della Bocchetta. Lasciata infatti un’auto a Cravasco, ci siamo compattati nell’altra fino alla Bocchetta, in modo da ritrovare la prima a Cravasco al nostro arrivo di fine escursione.

Anche in cima alla Bocchetta è stata sistemata una panchina gigante: curiosa usanza che non capisco come mai si stia diffondendo tanto. L’inizio del percorso, sull’AV, è su una strada carrozzabile lastricata di pietre, da decenni dedicata al servizio sulle antenne di monte Leco. Si prosegue poi sulle pendici sud del monte, fino alla sella a q.945. Si risale fino alle pendici N del monte Taccone, che svetta come una maestosa piramide ben visibile dai lati piemontese e ligure, in particolare da tutta l’alta val Polcevera. Una deviazione ripida ma breve dal sentiero AV permette di raggiungere la cima, m. 1113, dotata di cippo con croce, due statue della Madonna e alcune lapidi a ricordo dei restauri del Gruppo Scarponi e di un escursionista caduto nel 1975. Vasto panorama sull’Appennino, in particolare la zona dell’Antola, la valle Scrivia, il parco di Marcarolo, uno scorcio dei laghi del Gorzente, il Penello, la Martin e i monti di Genova.

Dal vicino passo Mezzano, m. 1066, si scende con comodo sentiero al Prato Perseghin, radura verde per l’accumulo di acqua e concimata dal pascolo dei cavalli, oggi fiorito da una distesa di narcisi tromboni, ma anche ciclamini, viole, erica, orchidee selvatiche.

Da qui siamo scesi a Cravasco con sentiero ben tracciato su un’antica mulattiera, a tratti ripido e sassoso. Un ponte antico, nei pressi dell’abitato, scavalca un bel torrente con cascate e limpidi laghetti.

Il giro è di circa 12 km e 450 m di dislivello in salita. Molto piacevole, fa ricordare i fiorenti scambi commerciali che avvenivano in questa zona fra Genova e il Piemonte, dai tempi antichi fino al tardo ‘800.

Enrico Appiani
Ingegnere in pensione e musicista, direttore del coro Monti Liguri, pratica il ciclismo e l’escursionismo, anche per valorizzare i pregi del territorio. Abita a Pegli ed è appassionato alla storia ed epopea tabarchina.
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