“E tich e tin tun che e legne sun verde, i u fogu u se perde e nu boge ciu’- E “tiche tin tun che la legna è verde, fuoco si perde e non bolle più”.

Di Antonio Melone

Vecchi ricordi di un lontano Natale, ancora oggi visto con gli occhi da bambino, dove, d’incanto, compaiono luoghi mai dimenticati, persone care che vivevano accanto a noi, dove abitavano usanze antiche, vecchi odori, antichi riti e delicate canzoni.
L’ambiente era povero ma i pochi colori risaltavano e creavano un’atmosfera magica. La legna, nella stufa economica crepitava e scaldava tutta la casa. Nella scala si aprivano le porte e le persone si sentivano un’unica famiglia. Gli odori dei pranzi si mescolavano e avvolgevano tutto. Non c’era la televisione e, spesso, la radio lasciava il posto al vecchio grammofono a manovella, girata esclusivamente dal nonno, perché solo lui sapeva muoverla con la necessaria delicatezza.
“Tu scendi dalle stelle” si alternava alle recite comiche, in stretto dialetto genovese di Giuseppe Marzari.
I grandi ridevano e i bambini assistevano affascinati. Non c’era l’albero ma solo il presepe, grande o piccolo, semplice o elaborato ma in quei giorni era comunque il centro della vita familiare.
Poi la notte magica, quando arrivava Gesù bambino: eh si.. non babbo natale, perché è lui che nasceva quella notte e noi piccoli ci risvegliavamo, al mattino, correndo ai piedi del letto per scoprire i regali che aveva lasciato. Poi la Santa Messa, gli auguri, le musiche, i suoni e i colori del Natale. Infine il ritorno a casa, dove si respirava la straordinarietà della festa: tutta la famiglia era riunita attorno al lungo tavolo, in attesa del pranzo natalizio che doveva essere ricco, per distinguersi dal resto dell’anno.

-Raieü cou toccu
-Cappon magro
-Rosto de bibin
-Cimma
-Pandôçe
-Ravioli col sugo di carne
-Cappon magro
-Arrosto di tacchino
-Cima
-Pandolce alla genovese


“Natale a-o barcón, Pasqua a-o tissón” eh, si: con Natale alla finestra, Pasqua accanto al fuoco.
Al pomeriggio si accendeva la radio per sentire “A lanterna, supplemento quindicinale del gazzettino della Liguria”. Poi si concludeva il pomeriggio sulle ginocchia del nonno che raccontava il suo natale e sembrava di tuffarsi in un passato che già allora non c’era più.
Oggi, che guardiamo a quei ricordi con nostalgia ma col sorriso sulle labbra, oggi che ci sentiamo migliori e a tutti auguriamo sinceramente un buon Natale, ricordiamo che ci sono persone e, ancor più bambini che mancano delle cose essenziali, bambini incolpevoli costretti a vivere questo Natale al freddo, privi delle cose essenziali, nel terrore della guerra.
Domandiamoci perché tanta efferatezza!
Antonio Melone

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2 pensiero su “Vecchi ricordi di un lontano Natale”
  1. Curioso che nell’impeccabile italiano di questo bel racconto sia scappato per due volte “cera” al posto di “c’era”. Grazie per aver reso l’atmosfera dei Natali di una volta, ben descritta anche in “Canson de Natale” di Mario Cappello, che ho armonizzato per il mio coro.

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