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La Lanterna 7 novembre 2022 – L’obiezione di coscienza sanitaria

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RUBRICA A CURA DI MARCO MALTESU

 

L’obiezione di coscienza sanitaria

La nostra vita è piena di scelte che ogni persona effettua in piena autonomia.

La bellezza della democrazia è proprio di avere un sistema che consenta le scelte personali.

La democrazia, però, è una scelta di una società che vede il collettivo come un insieme di individui, ed il bene individuale è da ricercare all’interno del bene collettivo e non a scapito degli altri componenti della collettività. È fondamentale che ogni individuo ricerchi il suo bene nell’ottica del raggiungimento del bene collettivo, perché altrimenti, si tratterebbe di anarchia se ognuno pensasse al suo bene anche a scapito degli altri componenti della società.

Se quindi le norme che regolano la vita sociale sono leggi che hanno come tema la salvaguardia del bene collettivo, e non quello esclusivo dei singoli, è necessario costruire delle regole che salvaguardino il bene collettivo.

In alcuni ambiti, ad esempio la libertà di pensiero, si è costruito un sistema capace di salvaguardare il pensiero individuale fino a quando tale pensiero non lede la libertà degli altri, sia dal punto di vista materiale che ideologico, ovvero fino a quando il proprio pensiero esplicitato, non possa ledere sia materialmente che ideologicamente, la vita degli altri componenti o dell’intera collettività.

Esplicitare una ideologia lesiva degli interessi della collettività diventa un reato perché contempla ed ipotizza l’apologia del reato. Ad esempio l’ideologia fascista quando esplicitata lede gli interessi della collettività non solo perché viola la Costituzione italiana, che vieta espressamente la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma del partito fascista, (per rafforzare questa previsione, al fine di evitare che potesse essere facilmente aggirata, la legge ha pensato di punire anche coloro che si attivano per costituire organizzazioni che si ispirano ai principi fascisti, nonché tutti quei comportamenti che esaltino l’ideologia del ventennio, in pratica l’ordinamento giuridico proibisce l’apologia del fascismo). Anche perché la sola propensione all’idea di ricreare una società fascista prevede la distruzione del sistema democratico su cui si basa la nostra Repubblica.

Nel caso dei medici ed infermieri No vax, c’è stato il mancato rispetto di provvedimenti e norme adottate nel nostro Paese democratico. Non solo, nel caso specifico, c’è stata anche l’aggravante che il rifiuto al vaccino non riguardava normali persone che non volevano vaccinarsi e che chiudendosi dentro casa non avrebbero comunque arrecato nessun problema, ma riguardava le persone che erano destinate a prendersi cura ed  stare a stretto contatto con tutti i pazienti ed in particolare con i più fragili, ovvero le persone all’interno degli ospedali, degli ambulatori, delle case di riposo.

Inoltre c’è anche la grande difficoltà di riuscire a spiegarsi la contrarietà al vaccino da parte di chi è esso stesso un rappresentante della medicina, una parte integrante del sistema che mette in discussione.

Questo significa mettersi in discussione personalmente nell’operato della vita lavorativa di tutti i giorni, perché su tutto quello che ci circonda, se non si ha fiducia nella scienza, si potrebbe generare negazionismo.

Avere uno Stato che fa sanatorie è estremamente negativo, perché da una parte premia il menefreghismo che va aumentando nel non seguire le regole, e dall’altra parte fa crescere quel sentimento di impotenza di chi invece le regole le segue con attenzione sia verso sé stesso che verso gli altri.

Questa sanatoria fra l’altro, è la peggiore che si potesse fare, perché espone alla massima potenza le persone, fragili in primis ma anche tutte le altre, che per loro sfortuna si devono rivolgere all’ambito sanitario.

Il vaccino è l’unica barriera, insieme ai presidi medici come le mascherine, il cui obbligo di uso è stato anch’esso abolito nella maggior parte degli ambienti sociali (per fortuna almeno qui si è giustamente tornati indietro per quanto riguarda gli ospedali), capace di frenare la diffusione del virus, o quantomeno di minimizzarla. Purtroppo invece si decide di non utilizzare quest’arma.

Sono sicuro che la maggior parte del personale sanitario continuerà ad effettuare le vaccinazioni, sia per sé stessi che per gli altri e questo è sicuramente un grande fattore di fiducia, ma, per quanto riguarda chi decide di non vaccinarsi, se esiste un diritto che viene riconosciuto a questo personale, parimenti deve esistere il diritto per i pazienti a non farsi curare da questo personale, una vera e propria obiezione di coscienza nei confronti del personale non vaccinato.

 

Marco Maltesu
Direttore di redazione ilponentino.it

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