ANGELI OGGI – Corde di chitarra

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GLI ANGELI DEI NOSTRI TEMPI SONO TUTTI COLORO CHE SI INTERESSANO AGLI ALTRI PRIMA DI INTERESSARSI A SE STESSI.
(WIM WENDERS)

ANGELI OGGI-Rubrica dedicata a tutti coloro che si occupano degli altri

Corde di Chitarra

Matilde Donatella Toniutti


La mia chitarra ha sei corde, come la stragrande maggioranza delle chitarre.

Dico questo perché  ricordo che il mitico chitarrista genovese, Vittorio Centanaro, ne aveva aggiunta una, un altro SI, e con sette corde la sua chitarra gli permetteva di suonare pezzi di Bach.

Vittorio Centanaro a 17 anni – 1947 chitarra a 7 corde

Io, con le mie sei corde, spessissimo scordate,  suono gli accordi necessari per accompagnare canzoni di ieri e dell’altro ieri insieme agli ospiti della “mia” RSA.  Mia,  perché vivo un forte senso di appartenenza, dopo 18 anni di servizio.

Canto e mi accompagno, scrutando sui visi che mi circondano arpeggi di ricordi ed emozioni.

La chitarra è uno strumento a forma di otto, ricorda vagamente la silouette femminile, arrotondata nella parte dove viene abbracciata per pizzicare le corde.

Fluiscono suoni caldi di legno, forse frassino o abete. Entrambi uniscono la terra al cielo.

Appaiono impreviste immagini  di aghi che non cadono dall’albero sempreverde simbolo di Natività e delle  fronde dell’albero cosmico simbolo di saggezza che sopravvive anche in condizioni ambientali ostili. Li paragono a chi pur soffrendo l’abbandono accetta ogni possibilità per non lasciar cadere le proprie foglie in queste condizioni ostili e, come il frassino, alza i propri rami verso il Sole.

I pensieri si rincorrono mentre suono e canto, cambio gli accordi sulle corde fissate al ponte e tale mi sento io, che per qualche minuto faccio attraversare tutti da qui al mondo  fuori .

Vorrei  potessimo  insieme respirare il profumo degli alberi, vorrei che tutti potessero abbracciarne uno ad occhi chiusi, caricarsi di energia, di gioia, di scampoli di vita.

Forse il profumo di abete riporterebbe al profumo del Natale, memoria olfattiva di quando si era piccoli, ignari e fiduciosi, ed ora anche se delusi si è sempre alla febbrile ricerca di balsami per le proprie ferite.

La tristezza e la solitudine si stemperano nella presenza degli altri e si osa concedersi di sperare e credere ancora, magari cantando insieme, scoprendo stupiti che si ricordano tante parole.

Alcuni si fanno piccoli sulla seggiola, come quando davanti all’abete scintillante  aspettavano  i doni e il domani; qualcuno è assente, la mente lontana,  sembra non ascoltare, ma i primi accordi che scivolano sulle corde,  li fanno sbucare come da una tenda tirata,  come  chi al risveglio si stiracchia e aspetta un po’ prima di aprire gli occhi.

Le mie  sei corde di chitarra che hanno un nome ciascuna per indispensabile identità musicale,   diventano un’occasione di immaginario, simboli che ondeggiano armonicamente tra il legno, le corde e la voce.

MI: miniera. Fonte inesauribile di materiale d’amore, dove ubriacarsi di note, ciarlieri e cinguettanti, in un nido di musica  che consola.

SI: risposta affermativa.  Vogliamo  imprimerla dolcemente alla vita, ai ricordi che non fanno più male, alle piccole cose che scaldano il cuore. Allora facciamo  un applauso a Centanaro, che aggiunse un SI, per ribadirlo due volte.

SOL: solaio. Dove nascondere gelosamente bauli di segreti, risate e carezze, preziosi e intoccabili.

RE: resine. Lacrime pungenti degli alberi, protettive, tiepide e morbide. Possono guarire ferite, come lacrime di musica che si adagiano su ritagli contorti di esistenze afflitte e tristi.

LA: lago. Specchio d’acqua calma e silente, riverbero di alberi e monti, accoglie il vento che  traccia sull’acqua  con dita gentili e pazienti disegni di  sogni e rinunce.

MI: mistero. Difficile capire, impossibile spiegarsi quando il dolore è ingiusto, quando rumori fruscianti di soavità  riconciliano con la vita, quando accettare diventa  un patto onesto con la solitudine.

L’ultimo accordo  vibra nell’aria e si diffonde, mani si tendono per una carezza e sorrisi si disegnano dolcemente, non servono parole. Inizia l’attesa del ritorno.

Esco con la chitarra in spalla, cammino lentamente verso casa, il giorno si arrende alla luce della sera, guardo verso il mare il sole che lo abbandona…  penso che davvero, da tempo, sono innamorata di  tutti i tramonti. (Giugno 2020)

Matilde Donatella Toniutti

AVO Genova è una OdV che opera sul territorio, in molte strutture ospedaliere e in strutture per anziani (RSA). Quotidianamente i volontari AVO portano una parola di conforto agli anziani ed ai malati, compresi i piccoli pazienti del Gaslini, e alle loro famiglie)

Foto-Eleborazioni grafiche ©AntoRivaPhoto per ilponentino.it

                                                                                            

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