ville storiche

L’importanza di tutelare e valorizzare i giardini storici “tratto distintivo della nostra civiltà”

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Di Roberto Bordi

Ville e parchi storici di Genova, tra un passato aulico e la decadenza attuale è il titolo dell’incontro andato in scena venerdì 10 dicembre alla Sala Solimena di Villa Bombrini, a Cornigliano. L’evento, organizzato dall’associazione femminile Change X Chance, patrocinato dal Municipio VI Medio Ponente e moderato dalla giornalista di Radio Babboleo, Giorgia Fabiocchi, ha visto l’intervento di alcune delle massime autorità locali e nazionali in materia di parchi e ville storiche, in particolare di quelle genovesi.

Dopo i saluti iniziali di Micaela Alessio, vice coordinatrice di Change X Chance che ha raccontato brevemente la mission e le attività dell’associazione, e Maria Luisa Centofanti, tra le animatrici di Acovill-Associazione delle Ville di Cornigliano – una realtà attiva da alcuni anni nelle attività di promozione e divulgazione del patrimonio storico, artistico ed architettonico di Cornigliano -, a prendere la parola è stata Alberta Campitelli. Presidente del Consiglio superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici presso il Ministero della Cultura e vice presidente nazionale dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia, nel suo intervento intitolato “Considerazioni su Il giardino storico d’Italia” la professoressa Campitelli ha sottolineato l’importanza di tutelare e valorizzare i giardini storici, da lei definiti “un tratto distintivo della nostra civiltà”, tanto che l’Italia, un tempo, era nota nel Vecchio Continente come “il giardino d’Europa”. Ricollegandosi al Bonus Verde lanciato dal Governo per favorire la cura e risistemazione degli spazi verdi privati, ed evidenziandone i benefici per i contesti condominiali e tutta quanta la collettività, la professoressa Campitelli ha raccontato la grande opportunità rappresentata dal PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che mette a disposizione dell’Italia fondi per 209 miliardi di euro con cui rilanciare il tessuto economico e sociale del Paese dopo la tragedia della pandemia. Ebbene, tra i settori toccati dal PNRR ci sono anche i giardini storici pubblici e privati, a cui l’Unione Europea destina una cifra complessiva di 300 milioni di euro. Una “buona opportunità – ha detto Campitelli – per dare valore ai nostri giardini riconosciuti come beni culturali primari”. Un altro tasto importante toccato dalla professoressa, il “giardiniere d’arte”, una figura professionale che lavora sul verde dei parchi e giardini storici, rispetto alla quale il Ministero della Cultura ha in programma di lanciare dei corsi di formazione specifici nell’ottica di migliorare e manutenere in maniera adeguata il nostro eccezionale patrimonio botanico e paesaggistico. Infine, Campitelli ha citato alcuni modelli “vincenti e virtuosi” di gestione dei parchi storici italiani, uno su tutti il parco di Villa Durazzo Pallavicini di Genova-Pegli, premiato nel 2017 come “parco più bello d’Italia” e oggetto negli ultimi anni, grazie alla direttrice Silvana Ghigino, di una straordinaria riqualificazione.

“Il giardino storico genovese tra il ‘500 e il ‘700” il titolo dell’appassionata relazione di Adriana Ghersi, professoressa di architettura del paesaggio presso l’Università di Genova. La professoressa Ghersi, dopo un breve excursus sul corso di studio in architettura del paesaggio sostenibile lanciato negli ultimi anni da Unige, ha spiegato come il paesaggio di Genova e del Genovesato sia stato profondamente segnato, a partire dal Rinascimento, dalle ville storiche. Merito delle famiglie aristocratiche genovesi, che destinavano una parte delle loro ricchezze derivanti dalle attività mercantili e di prestito di denaro alle più importanti casate regnanti europee, alla realizzazione di magnificenti ville attorniate da splendidi giardini ed orti. Una straordinaria “ricchezza di biodiversità” era presente in tutto il nostro territorio. Solo ad Albaro, ha spiegato Ghersi, erano coltivate decine di varietà di pero, un patrimonio che a causa dell’urbanizzazione selvaggia dei secoli successivi, in particolare dall’800, si sarebbe perso per sempre. Dal ‘500 al ‘700, Genova e il Genovesato hanno visto una “gara” tra le famiglie gentilizie a chi edificava i parchi e le ville più belle, che ospitavano, attraverso il sistema dei Rolli, i signori di allora: sovrani, capi di Stato, nobili e cardinali. Tra le peculiarità delle ville genovesi messe in evidenza dalla prof.ssa Ghersi, la presenza diffusa di elementi difensivi quali le torri, con funzione di fortificazione, e le coltivazioni, che segnavano il paesaggio urbano.

La prof.ssa Ghersi ha poi “passato la mano” alla direttrice del Parco di Villa Durazzo Pallavicini, Silvana Ghigino. Nel suo intervento dedicato a “Il giardino ottocentesco a Genova: lo scempio del ‘900 e gli auspici per il futuro”, l’architetto Ghigino ha ripercorso gli anni in cui i parchi e le ville storiche genovesi hanno vissuto un periodo di declino e in alcuni casi di abbandono a causa di scellerate politiche di sviluppo urbanistico e industriale, depauperando il tessuto sociale, culturale e paesaggistico di Genova e del Genovesato di un patrimonio, in alcuni casi, irrimediabilmente perduto. Grande attenzione è stata data da Ghigino ai cambiamenti di stile dei parchi storici tra il ‘700 e l’800, con l’avvento delle tendenze romantiche che hanno plasmato, tra gli altri, la realizzazione del Parco di Villa Pallavicini a Pegli, progettato dall’architetto Raffaello Canzio ed, ancora oggi, una delle massime espressioni nazionali e internazionali di parco storico in stile romantico. Pur riconoscendo a Canzio l’indubbio talento nella creazione di un luogo che per troppo tempo ha nascosto al pubblico le sue meraviglie, prima dell’ambizioso programma di riqualificazione e recupero messo in atto dall’Ati, Associazione temporanea di imprese che ha assunto la gestione di Villa Pallavicini, la direttrice Ghigino ha sottolineato l’influsso esercitato sul Canzio da un altro grande architetto, il genovese Emanuele Andrea Tagliafichi. Tra i maggiori protagonisti dell’epoca di transizione dal barocco al neoclassico, il Tagliafichi curò tra le altre cose la ristrutturazione della facciata di Villa Rosazza, a Dinegro e la realizzazione di Villa Serra, a Cornigliano, oltre ai giardini di Villa Lomellini-Rostan, a Multedo, “seminando in 10 ville”, ha spiegato Ghigino, i semi poi raccolti dall’architetto Canzio.

A chiudere il convegno è stata la consigliera comunale del Partito Democratico e animatrice dell’associazione Change X Chance, Cristina Lodi, che ringraziando le illustri ospiti per il contributo dato alla serata, che ha visto la partecipazione di un folto pubblico nel rispetto del distanziamento sociale, ha rimarcato quanto sia importante per Genova e per l’Italia, il Paese con più beni patrimonio dell’Unesco al mondo a pari merito con la Cina, tutelare e valorizzare il proprio patrimonio storico, artistico, culturale ed architettonico, di cui le Ville e i parchi genovesi rappresentano una testimonianza di inestimabile valore.

Roberto Bordi

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