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Piccole storie in bianco e nero – Annie Vivanti

Anna Emilia Vivanti

meglio nota come Annie Vivanti
(1866–1942)

Il giorno 5 dicembre del 1889, una ragazza di 23 anni si presentò a casa del poeta Giosuè Carducci, armata delle “Odi barbare” e di una buona dose di naturale vivacità, priva di quelle inibizioni che tendevano a paludare le donne per bene nell’Italia di fine secolo.

La ragazza si chiamava Anna Vivanti ed era figlia di un patriota mantovano mazziniano riparato in Inghilterra e di una letterata tedesca. Come ogni cosmopolita economicamente abbiente, aveva la proprietà di passare da una lingua all’altra, da una esperienza all’altra con la padronanza delle persone che non si fanno un cruccio di essere ignoranti, attratte come sono da qualsiasi cosa: passò dal cafè chantant al teatro, alla poesia. Così apparve al Carducci che ne fu subito conquistato e così apparve anche a Matilde Serao che, dopo averla conosciuta, ne apprezzò la schiettezza e si augurò di poterla frequentare. L’esuberanza della ragazza, la sua apparente mancanza di legacci bizantini, la portò a scrivere qualunque cosa, senza modestia e con noncuranza verso le critiche malevole ed i pettegolezzi che furono davvero molteplici. Ma Annie voleva sinceramente molto bene al Carducci e sapeva chi aveva davanti. Non per questo smise di condurre la sua vita errabonda. Nel 1992 sposò l’irlandese John Chartres e per i successivi vent’anni visse prevalentemente negli Stati Uniti e in Inghilterra, scrivendo per lo più in inglese. Nel 1893 nacque la figlia Vivien che divenne in seguito una virtuosa del violino. Fu questa esperienza a riportarla alla scrittura e al successo, scrisse infatti “I divoratori”, come una cronaca del mondo dello spettacolo. Scritti che prima venivano considerati una pretesa sfrontata, divennero via via la prova del suo talento. Le sue opere furono accompagnate sempre da un notevole successo internazionale di pubblico e di critica, furono tradotte in tutte le lingue europee e recensite da grandi nomi della cultura quali Benedetto Croce (che le dedicò due saggi critici nel I e nel VI volume della Letteratura della nuova Italia) e Giuseppe Antonio Borgese (Cit).

Negli anni seguenti abbracciò la causa nazionalista italiana e divenne una ammiratrice di Mussolini. Questi, in nome della loro amicizia, riuscì a ridurre il periodo di domicilio coatto a cui era stata relegata in quanto cittadina britannica nel 1941.

Annie morì nel 1942 nella sua casa di Torino per l’aggravarsi di precedenti problemi di salute, dopo aver appreso con dolore che la figlia si era suicidata.

Le sue opere coprono vasti orizzonti e, anche nel periodo della guerra, fu sempre sensibile alla causa femminile e a quella dei popoli oppressi. Fu anticolonialista, cosa che la mise a contrasto con la Gran Bretagna e, durante l’occupazione del Belgio da parte dei nazisti, denunciò gli stupri dei soldati tedeschi sulle donne del Paese.

Come ricorderete, anche noi l’abbiamo già incontrata: nel 1912 si recò nel carcere dove era detenuta Maria Tarnowska per scriverne subito dopo una biografia accurata in cui sosteneva l’importanza del caso nel verificarsi di avvenimenti in cui chiunque, anche lei stessa, avrebbe potuto trovarsi.

Fu sepolta a Torino, presso il Cimitero monumentale. Sulla sua tomba furono incisi i primi versi della più celebre fra le poesie che Carducci le aveva dedicato:

«Batto alla chiusa imposta con un ramicello di fiori /

Glauchi ed azzurri come i tuoi occhi, o Annie.»

https://it.wikipedia.org/wiki/Annie_Vivanti

https://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/annie-anna-emilia-vivanti/

alcune delle sue opere sono disponibili gratuitamente sulla piattaforma Liber Liber: https://www.liberliber.it/online/autori/autori-v/annie-vivanti/

https://www.pangea.news/annie-vivanti-letteratura-ritratto/