1

Libri alla Ponentina – Gli inganni di Pandora

Eva Cantarella “Gli inganni di Pandora” Feltrinelli

Le ascendenze nobili della nostra civiltà risalgono, in gran parte e senza dubbio alcuno, alla Grecia Antica, alla quale dobbiamo l’idea di democrazia (come concetto generale), la letteratura, la storiografia, la filosofia, la scienza, l’arte, il teatro.
Tuttavia rischiamo, nell’entusiasmo del legittimo orgoglio per le nostre radici, di dimenticare il substrato irrazionale e violento sotteso, come a tutte le società umane, anche a questa fulgida civiltà. Nella galleria prestigiosa degli antenati devono trovare posto, che ci piaccia o no anche quelli, che hanno proclamato idee e concetti che oggi la nostra sensibilità considera aberranti o inaccettabili, per esempio la schiavitù o l’inferiorità femminile, tema di cui tratta il libro.
Il mito, la prima testimonianza delle concezioni del mondo e del posto occupatovi dall’uomo, esprime molto bene, se sappiamo leggerlo con occhio indagatore, tutta la violenza che un popolo deve superare per edificare il proprio vivere civile.
 Anche la condizione della donna, la sua estromissione dalla vita pubblica, in nome di una filosoficamente designata inferiorità, ci viene dalla Grecia, sia pure con sfumature diverse, ma è soprattutto codificata e ratificata in Atene, dove si realizza l’equazione diversità uguale inferiorità.
Il mito dicevo, qui infatti fa la prima comparsa il “chi dice donna dice danno”, non espresso così rozzamente, bensì nella forma suggestiva e poetica della narrazione mitica, ma con la stessa crudezza, se non di più perché esteticamente camuffata.
La prima donna, Pandora, era una sorta di bambola, bellissima ma perniciosa, mandata da Zeus sulla terra per punire gli uomini ( chissà come si riproducevano prima), che avevano approfittato del furto del fuoco compiuto da Prometeo.
Pandora, rappresenta, come dice Eva Cantarella, tutta la misteriosa alterità, la numinosa potenza della donna, che si manifesta nella sua diversità e nel potere, quasi divino, di procreare. Possiamo dire che “in principio era la paura”, paura che ogni maschio, dal più rozzo al più evoluto, cova più o meno consapevolmente e con varia intensità, e che esplode nella violenza, in diverse gradazioni, nei momenti individualmente o socialmente critici.
Fin qui il mito. A questo, con l’affermarsi della scienza e della filosofia, seguono le voci autorevoli di tutti quei pensatori che occupano un posto d’onore nelle nostre accademie e nei libri di testo: Parmenide, Ippocrate, Platone, Aristotele, i quali fanno sì che l’inferiorità femminile, data per “naturale” si cristallizzi nel pensiero e venga posta alla base del diritto e dell’armonica convivenza sociale, con le donne al posto loro, confinate e prive di cultura, nel gineceo. Da qui in poi sappiamo bene quanto lungo e doloroso sia stato il cammino per la conquista della pari dignità che non può prescindere dall’uguaglianza dei diritti; e in quanti angoli del mondo, ancora oggi, nel XXI secolo super tecnologico e super connesso alle donne sia negata ogni forma elementare di autonomia, soprattutto quella derivata dall’istruzione.