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Una grande e nobile famiglia italiana: I Pallavicini (o Pallavicino)

Cenni di antropologia e storia del territorio (2)

Di G.Walter Cavallo

La famiglia Pallavicini è una delle più illustri ed antiche d’Italia. Trae origine dal medesimo ceppo degli Estensi e dei Malaspiana. Il casato si chiamava anticamente Pelavicino poi Pillavicino ed in ultimo Pallavicino. Il nome venne alla famiglia da Oberto I, detto Pelavicino i cui possessi andavano dal Po alla Liguria. Secondo Pompeo Litta, autore del volume Celebri famiglie d’Italia, capostipite del ramo genovese dei P. fu Alberto, detto il Greco, così soprannominato per avere a lungo guerreggiato nelle contrade d’Oriente, il quale morì nel 1136. Nello stesso periodo è menzionato a Genova un Niccolò Pallavicino, La sua presenza è certa almeno dal 23 luglio 1203, quando compare in un atto del notaio Lanfranco di una casa non meglio specificata, ma dal momento che il 3 agosto risulta già mercante abbastanza affermato da poter ricevere in affidamento una somma di denaro appartenente a dei minorenni allo scopo di trarne una rendita, è sicuro che fosse attivo in città già da tempo. Il figlio di Niccolò che rispondeva al nome di Giovanni, avendo sposato Maria Fieschi, diventò potente in Genova e nel 1225 fu eletto Consigliere.

Nel 1315, poco più di un secolo dopo, i Pallavicini compaiono a denominare la “plathea Pillavicinorum et Calvorum” ove rogano notai come Georgius de Ponte e Thoma de Casanova; il notaio Nicolinus Sbaratus roga nel 1334 ” in fundico Pilivicinorum in contrata pontis Calvi”. Un altro Giovanni, nel 1353 fu governatore di Genova, a nome del signore di Milano, il Visconti. La famiglia continua a crescere sia economicamente che politicamente e a mantenere una posizione centrale nelle vicende della città di Genova, pur non diventandone mai protagonista.

Siamo di fronte ad una delle famiglie principali di Genova che occupa di rado cariche istituzionali di rilievo, coltivando con impegno il culto per il basso profilo e il conseguente desiderio di rifuggire il più possibile da ogni forma di esaltazione della propria immagine. Per questa ragione, nei primi secoli della Repubblica, non ebbero una posizione pari a quella delle altre casate genovesi. Si può schematicamente affermare che per i Pallavicini i settori produttivi fossero essenzialmente due: quello finanziario e quello immobiliare – terriero. Per entrambi non era di alcuna utilità un impegno politico attivo, oltre il dovuto tributo alla Repubblica. Il loro commercio si sviluppava in tutti i territori raggiunti dai genovesi a cui si affiancava, per poi soppiantarlo, l’attività bancaria, di appaltatori, beneficiari di imposte e diritti su concessione delle varie “camere” spagnole, siciliane, milanesi, romane e napoletane. Era preferito l’incarico diplomatico, se possibile, ma la preminenza in città era sempre e comunque l’attività economica e le proprietà. Sarà nel XVI secolo che emergerà con evidenza tutta la forza dei Pallavicini e la posizione da loro occupata nella classe dirigente di Genova. Ben conosciuta è l’attività di monopolisti dell’allume dei domini pontifici; splendide le residenze che si costruiscono in città e fuori.

ARMA (moderna) Cinque punti d’oro equipollenti a quattro d’azzurro; al capo d’oro alla fascia scorciata doppiomerlata di tre
pezzi di nero.

Nella nobiltà genovese i P. facevano parte di coloro che in città si chiamavano del “Portico Vecchio” di antica estrazione nobiliare, anteriore alle cariche popolari e alla nobiltà istituita con la legge del 1528, quando gli “alberghi” si ridussero a ventiquattro (24). Loro formarono il 16° Albergo a cui appartenevano anche gli Amandola (originari della val bisagno), Baciadonne (o Basadonne) (provenienti dalla Lombardia), Brignole, da non confondersi con i Brignole-Sale (provenenti da Brignè nel chiavarese), Clavarino (anche loro della val bisagno), Coronata (dalla località omonima presso sampierdarena), Parodi (o Palodi) (originari della val polcevera), Pisano (originari da Pisa), Rocca (originari della val bisagno), Rotolo (originari da Milano), Scaglia (originari dalla Lombardia), Scotti (o Scotto) (antichi cittadini genovesi che figurano in Genova già dal 1122 circa), Sivori (originari dei dintorni di Chiavari dal 1450), Vivaia (originari di Pisa). Membri della famiglia P. raggiungono posizioni di prestigio anche in altri settori della vita pubblica, come in quello ecclesiastico ove si ritrova un intenso impegno a favore dei gesuiti e una costante cura di avere sempre un alto prelato presente in Roma. I Pallavicini/o diedero alla Repubblica di Genova 52 Senatori e 3 Dogi. Contrari alla Repubblica democratica del 1797, voluta da Napoleone, ne pagarono le conseguenze anche con la confisca di parte dei propri beni.

L’albero genealogico schematico dei due rami Pallavicini di Genova, tratto dagli atti privati degli ARCHIVI PALLAVICINI di Genova, edito dalla Società Ligure di Storia Patria, che pubblico, ci permette con chiarezza di capire la discendenza genovese della Famiglia, più che tante parole.

Ho deciso di approfondire la loro presenza nella storia di Genova, a partire dallo studio della figura di Ignazio Alessandro (1800-1871) e della sua discendenza. Solo alcuni cenni della sua attività, che nei prossimi articoli verrà approfondita. Nominato da Carlo Alberto di Savoia Senatore del Regno di Sardegna, dal 1848 sarà presente a Palazzo Madama di Torino, sede del Senato Sabaudo, per VII legislature e dal 18 febbraio 1861 al 7 settembre 1865, a Firenze, ma solo per l’ VIII legislatura, la prima del Regno d’Italia. Indicato dalla maggior parte della letteratura corrente come un nobile “benefattore” per tutte le opere caritatevoli che gli si attribuiscono, dallo studio che ho intrapreso emerge con forza un personaggio impegnato nel sociale, che occupa cariche pubbliche anche sul territorio genovese, partecipando attivamente ai cambiamenti che la società civile in quegli anni di grande trasformazione impone, rappresentando al meglio la nuova epoca che sta nascendo. Di questo parleremo diffusamente nel prossimo articolo.

Per approfondire

Alla ricerca di Ignazio Alessandro Pallavicini (da pag.95 a pag.106)

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